Atomica bionda (2017): la recensione.

Titolo:  ATOMICA BIONDA
Anno: 2017
Regista: David Leitch
Cast: Charlize Theron, James McAvoy, John Goodman, Sofia Boutella, Toby Jones, Eddie Marsan, Til Schweiger.
Voto: 6

Trama
In una Germania ancora divisa, e a pochi giorni dal crollo del muro di Berlino, Lorraine (Theron), una spia dell’MI6 viene assoldata per recuperare una lista contenente tutti i nomi degli agenti segreti che lavorano sotto copertura nella capitale tedesca.
La lista, ricercata anche dal KGB e dalla Cia potrebbe mettere in pericolo non solo gli agenti coinvolti nelle missioni speciali ma alterare gli equilibri politici già delicati a causa del momento storico.
Lorraine, verrà aiutata nella sua missione da David Percival (McAvoy), capo dell’intelligence locale, e agente infiltrato abbastanza a lungo da avere gli agganci giusti per dare la caccia alla lista.

 Atomica bionda è giunta nei nostri cinema, pubblicizzata come la versione femminile di John Wick. I motivi sono più che comprensibili. Il suo regista David Leitch ha co-diretto John Wick insieme al collega Chad Stahelski, la cinematografia è evidentemente uguale a quella del film del 2014 con Keanu Reeves e le scene d’azione sono ovviamente concepite da un maestro dello stunt-work.
Questo genere di pubblicità è, però, una lama a doppio taglio. Perché paragonando di continuo i due film, il rischio in cui si incorre è quello di usare il primo come metro di giudizio del secondo.
E se così dovesse essere, la conclusione sarebbe un risonante: NO. Il livello non è assolutamente lo stesso.
Ma da amante dei film d’azione e da ammiratrice del lavoro svolto da Leitch è doveroso un giudizio indipendente su questo film.

Iniziamo dalle note positive.

Charlize Theron, James McAvoy, e il resto del cast, offrono una performance stellare. La Theron in particolare è credibilissima nei panni della spia dalle mille sfaccettature. Un peccato per il ruolo così marginale di Sofia Boutella. È il secondo film quest’anno in cui l’attrice viene usata poco e male (leggi la nostra recensione della Mummia qui).
E McAvoy nei panni di Percival è davvero brillante. Questo attore, ancora decisamente troppo poco famoso per il suo talento, è una certezza assoluta quando si tratta di creare personaggi a 360 gradi. Il suo Percival è piacevole, familiare nei suoi gesti eppure subdolamente pericoloso. Una spia in grado di mutare il suo atteggiamento in maniera automatica e e imprevedibile.

Le scene d’azione sono degne di David Leitch. Ex stuntman in film come The Matrix, il regista adotta una tecnica nel coreografare e girare i combattimenti quasi completamente priva di editing. Quello che vedete è quello che c’è. Nessun taglio per sopperire alle incapacità degli attori, e molto poco lavoro degli stuntman.
La fotografia del film poi, è spettacolare. La pellicola è un tributo agli anni 80 con i suoi colori al neon sgargianti e i toni soffusi dei club dell’epoca.

Ora, per le note negative.

Atomica Bionda, non è un film d’azione, ma uno spy movie. Il ritmo è molto più lento e molto meno adrenalinico di quanto lasciato intendere e l’interesse tra una scena d’azione e l’altra va a scemare a causa della trama poco coinvolgente e troppo complicata e dello stile di narrazione a singhiozzo.

E a proposito di narrazione. L’effetto a singhiozzo del racconto fatto da Lorraine che ci porta avanti e indietro nel tempo, dal suo interrogatorio ai fatti avvenuti è inutile tanto da risultare fastidioso. Siamo tutti adulti e vaccinati (soprattutto dato il target di pubblico del film) e questo metodo narrativo di somministrare le informazioni allo spettatore stile pillola è assolutamente inadatto. La storia deve essere raccontata dalle immagini, se volessimo qualcuno che ci raccontasse a voce quanto accade, compreremmo l’audiobook.

Infine..ultimo neo di questo film (che avrebbe potuto essere stellare al pari di John Wick): la trama. Figlia di un incrocio tra Mission Impossible e John Wick, la storia, manca di originalità. E là dove altri l’hanno riproposta dandogli una connotazione nuova e fresca, Atomica bionda rimane incastrata all’interno di una storia già vista, compreso il finale, spoilerato a metà film, e quindi totalmente prevedibile.

Tutto sommato due ore di intrattenimento accettabile in cui aspetti negativi e positivi si equivalgono. Sicuramente un film con delle potenzialità. Chissà che Leitch non chieda aiuto al collega Chad Stahelski per il sequel di questo film, che sicuramente è già in fase di progettazione.

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