Knight and Day (Innocenti Bugie) (2010)

ATTENZIONE: questo editoriale contiene spoiler!

Ben trovati amatissimi mad-readers, ricordate il proverbio che dice “via il dente, via il dolore”? Io lo ricordo bene, e proprio per questo voglio iniziare questa nuova immersione nel cinema di qualche anno fa facendo giusto questo.
E qua i denti da levare, per così dire, sono due. Ossia sono due le cose sgradevoli e poco digeribili da toglierci subito di torno.
Number one il titolo italiano del film.
Ma vogliamo scherzare? Già non ha alcun senso volerlo tradurre, ma addirittura andiamo a dare un aplomb da filmetto romantico ad una commedia fatta e finita? E poi il doppio significato del titolo originale (che scoprirete solo guardandovi il film, mattacchioni!) dove lo mettiamo? Creativi titolatori italiani, per carità, placatevi!
Number two Gal Gadot.
Gal. Gadot. E ho detto tutto. Il Signore (il suo di Signore, che è speciale, lo si sa) l’ha fatta bella. Pertanto sarebbe molto gradito che gli estimatori la fotografassero e ne custodissero l’immagine evitandoci, così, quegli assurdi tentativi di sexy-recitazione e quello sgradevolissimo modo di parlare per non dire della sua lotta breakdance quando si cimenta in wonder ruoli! Gal, sii buona, lasciaci!
Detto questo, quindi, e levàti i denti, vediamo di scordarci il dolore.
Non so se questo sarà possibile perché, ahimè!, rieccomi di nuovo con Tom Cruise a neanche un mese dall’ultima volta.
Che sarà? Una nuova forma di sado-masochismo? Una congiura celeste? Un calo di zuccheri?
Qualsiasi cosa sia, io e Tom ci stiamo ricadendo piuttosto spesso ultimamente, e se lui non sembra far troppo caso alla mia presenza durante le sue celebri action scenes, dal canto mio comincio a trovare sconcertante il suo faccione che emerge dal TV e mi sbircia dietro al divano.

Non ti confondere Tom, sappiamo tutti di chi è la responsabilità di tutto ciò, perciò lasciamo Starkmad alle sue cine-soddisfazioni ed andiamo, come nostro costume, ai fatti!

Nell’aeroporto di Wichita (che mi assicurano esista da qualche parte nel Kansas) la bella, alta, bionda, magra, simpatica e indaffarata June Havens (Cameron Diaz) incontra il flemmatico, moro, basso coi tacchi, spiritoso ed enigmatico Roy Miller (Tom Cruise). In realtà, i due, più che incontrarsi si scontrano (proprio come Licia e Mirko dei Beehive, cosa che Cristina D’Avena qui testimonia): Roy fa il mollicone e June (causa astinenza da superlavoro sui motori) incassa l’impatto testosteronico.
In realtà il furbo Miller, agente dei Servizi Segreti in immeritata disgrazia, crea di proposito lo scontro del destino per appiopparle una speciale batteria da far passare ai controlli aeroportuali. Lei, che è bella ma non brilla, passa i controlli di routine con la batteria che le viene prontamente tolta allo scontro successivo.
2 a 0 per Miller.
E ora via sull’aereo per Boston dove le cose, irrimediabilmente si complicano.

Mentre la bella straparla e tenta approcci decisamente imbarazzanti, certa di aver trovato l’amore della vita, il moro, romanticamente, ammicca, e lo fa un po’ a lei e un po’ a tutti gli altri passeggeri, piloti e hostess che si prepara ad uccidere esattamente 10 minuti dopo, non appena lei va alla toilette. Galeotta fu la toilette, si potrebbe dire!

Da qui tutto un fuggi fuggi dei due protagonisti. Insieme o divisi. In moto, in macchina, in elicottero, a piedi. Insomma scappano e cambiano veicoli e continenti come fossero calzini.
Del resto non hanno proprio possibilità di prendersela comoda, sono inseguiti dai Servizi Segreti che, naturalmente si fidano del vero agente corrotto e inseguono il vero agente buono (ci hanno mai capito un piffero i Servizi Segreti in questi film?). Ma sono anche inseguiti da un trafficante d’armi spagnolo, tale Antonio (Jordi Mollà), che vuole la batteria dalla ricarica eterna e che ha corrotto Fitzgerald (Peter Sarsgaard) che, a sua volta, li vuole morti. Il tutto mentre devono recuperare Simon Feck (Paul Dano), il ragazzo “particolare” inventore della batteria e tentare di tenerlo in vita e fuori dai guai.
Naturalmente tra i due atipici piccioncini, in mezzo a tutto questo via vai, scoppia l’amore (oltre che una quantità spropositata di edifici e autovetture) e solo l’intervento della subdola, succitata e sgrammaticata Naomi (Gal Gadot) bellezza discinta al soldo di Antonio, convincerà la bionda a tradirlo consegnandolo alla sua Agenzia e, di fatto, alla morte.


Ma June conosce il suo pollo e, sa che ricomparirà non appena la saprà in pericolo.
E il pollo ricompare a salvare lei e la situazione. Ammazza il cattivo e, mi pare ovvio, si frappone tra un proiettile e un’anima pura finendo mezzo morto.
Mezzo eh, non tutto. E quando June, alla fine, si accorge che in fondo l’amore è un treno che non si può permettere di perdere, va a recuperare il suo personale 007 e se lo porta via verso l’orizzonte direzione Capo Horn.
The End.

Eccovi servita, amici, una commedia ironica e leggera perfetta dall’inizio alla fine.
Ci viene consegnata la perfetta, buffa e ben interpretata parodia del solito “eroe” (quello che tutto sa e tutto risolve) e, naturalmente, anche quella della solita “bionda” che è una svampita dal cuore d’oro che, anch’essa com’è doveroso, al momento opportuno tira fuori la forza dal cuore ed il mitra dalla borsetta.
Cruise indossa il suo ruolo alla perfezione così come la Diaz ed alla fine portano a casa un risultato che decisamente ha avuto nel tempo meno riconoscimenti di quanto meritasse.
Non posso fare a meno di chiedermi perché in questo misterioso mondo di cinefili le commedie vengano sempre penalizzate dando voce, di contro, a certi polpettoni strappalacrime e budella che lascerei con estrema gioia ai posteri. Se devono dare l’ardua sentenza, non potrebbero pigliarsi pure l’ardua visione?

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Bye & #TipToTop

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