Poldark – Stagione 3 – Episodi 3 e 4 (Spoiler review)

Non stiamo esagerando con il coraggio, Capitano Poldark?

Ed infine, cari lettori, rieccoci!
A conclusione della seconda puntata, avevamo lasciato la nostra triste Demelza (Eleanor Tomlison) sulla scogliera sferzata dal vento, a guardare il baldo Ross (Aidan Turner) sparire all’orizzonte diretto in Francia alla ricerca di notizie del povero dottor Enys (Luke Norris) catturato, appunto, in suolo gallico.
Figurarsi, quindi, come potevamo ricominciare. Con Demelza. Sulla scogliera. Che aspetta il ritorno di Ross. A dirla tutta abbiamo solo un’aggiunta ben stretta nella mano della nostra eroina: il povero Jeremy, figlioletto piuttosto dimenticato dell’aitante Capitano. Per il resto pare un déjà-vu.
Si, lo so, non alzate le penne pollastrelle, Ross è tutto coraggio virile, e si è infiltrato in una cittadina francese in cerca del buon dottore, e lui all’amicizia ci crede, e lui è il più bravo, e il più forte, e bla bla bla. Al solito ci si concentra su un’ape mandando a farsi benedire il resto dell’alveare! Tiene famiglia accipicchia, fatevene una ragione, non può scorrazzare per i sette mari come un novello Sindbad senza neanche la fantomatica isola-balena.
Ma questo è stato, e questo è, e questo pure sarà. E siccome, ahinoi!, in fondo lo si ama questo Capitano, ci tocca seguirlo fino alla fine delle sue mirabolanti avventure.

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Episodio 3
Eccoci in Francia sulle tracce del buon Dwight e subito catapultati in un turbine di paura e truculente uccisioni. Ross ciondola in una petite ville assieme al fidato (e lurido) Tholly Tregirls (Sean Gilder), un discutibile vecchio amico di famiglia tornato da non si sa dove (a portare guai, sicuramente). Comunque Tholly ha portato pure le buone nuove su Dwight ed è lui ad avere i contatti per sperare in una prossima liberazione. Forza allora, chiudiamo gli occhi e pensiamo al buon dottore, forse questo ci aiuterà a sopportare gli sghembi sorrisi ed i dentoni ingialliti di Tholly.
Intanto Elizabeth e George continuano la loro vita privilegiata a Trenwith tra visite in chiesa, alla faccia dei metodisti canterini che sono costretti fuori dalle mura, e le prime pessime decisioni di George nella sua “boccoluta” nuova veste di Giudice di Pace.
Demelza nostra, che oltre ad avere un carattere decisamente sopravvalutato ed un marito decisamente soprabbondante, si ritrova pure due fratelli decisamente sopreccitati, pensa bene di levare i suoi congiunti da davanti agli occhi di Giudice George ed affida loro una vecchia chiesa dismessa donata dal compianto Francis al villaggio, per farne il luogo di culto metodista.
Drake però non si accontenta di dedicarsi alla riparazione della chiesa tra sudore e lodi al buon Dio, proprio no. È alla ricerca di ben altri sudori, il giovanotto, ed infatti spesso si crogiola tra le già citate patelle (si sarà accorto che la tipa è un attimo cozza?) in attesa di cimentarsi in equivoche corse sulla spiaggia con Morwenna e Geoffrey Charles. Tutto questo, naturalmente, genera non poco scompiglio tra gli ormoni di Drake ed i capelli di Morwenna e qualche commento di troppo dell’attempata zia Agatha (Caroline Blakiston) tanto che, la sempre più dispotica Elizabeth, vieta loro di recarsi sulla spiaggia. Ciò non impedisce a Geoffrey Charles (da oggi detto GC perché, Graham ci perdoni, questo nome è una ridondante seccatura), che pare essere il meno scemo di tutti, di notare che il fratellino Valentine gli somiglia niente. Lode al merito a zia Agatha (Caroline Blakiston) che ora potrebbe dire l’impossibile ma si limita a tossicchiare perché, si sa, i geni Poldark sfidano l’eccellenza!
George, dal canto suo, ignaro come al solito di quanto sia imbecille, mira al parlamento ed ha deciso che sarà più magnanimo col popolino in modo da riceverne l’approvazione per il suo futuro politico. Ma rimane sé stesso, in fondo, e non sarà mai tanto magnanimo da lasciare che i poveri cari metodisti di zona si possano godere in pace la loro chiesetta. Ha sicuramente un serpente annodato nello stomaco il nostro Warleggan.
Ma torniamo a Ross e Tholly occupatissimi tra francesi inferociti e prostitute ammiccanti.
Pensavate che il più aitante capitano mai scritto passasse indenne da mire femminili? Impossibile, lo si sa, difatti ecco la prima maliarda che si fa sotto. Il nostro non ha fatto in tempo a ricevere qualche mezza notizia (che gli farà rischiare la solita forca e perdere il solito quantitativo indecente di denaro, scommettiamo?) che una bella mora tenta la circuizione. Dove sta la novità, direte voi? Oh ma c’è, miei fidi, ed è bella grossa. Perché Poldark non solo rifiuta, e già solo per questo potrei morire felice, ma lo fa gentilmente, con garbo, senza tentare giochetti equivoci, dichiarando di essere sposato e padre e anche con soddisfazione, e quando, ovviamente, viene arrestato e rischia la solita bella testolina, addirittura si comporta con giudizio non sfidando nessuno e non finendo in galera. Un miracolo, signori e signori!
Solo che il mio saltellare lieto lanciando coriandoli e suonando trombette, si interrompe piuttosto velocemente. Nessun miracolo e nessuna novità: Ross si pente tempo un’ora, lascia la nave su cui era stato imbarcato a forza pena la vita, e si lancia in mare in cerca di avventure. Al povero Tholly il compito di tornare in patria e ricordare a Demelza che ha sposato un imbecille. Un imbecille coraggioso, ma pur sempre un imbecille. Inutile dire che la placida rossa non la prende affatto bene.

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Intanto i giovani Carne cercano di ottenere da George l’autorizzazione ad usare la chiesa andando a parlare con Elizabeth, solo che lei alla fine si farà travolgere dalle manie del marito e piena di stizza lascerà Trenwith ed il povero GF per trasferirsi a Truro lontano da ogni cosa ricordi i Poldark, e salutando il figlioletto con una semplice stretta di mano. Dopo questa, difficilmente avremo qualcosa da salvare di lei.
Il nostro (vostro, anzi, perché lo disconoscerò quanto prima, lo giuro) Ross intanto è tornato indietro riuscendo ad ottenere la sua lista di prigionieri; ottiene anche una nuova denuncia dalla prostituta che ha rifiutato e una bella scazzottata con la gendarmerie, ma riesce comunque nel proprio intento sparendo nella notte.
E così, finalmente, l’eroe può tornare a casa accolto, va da sé, a braccia aperte dalla fino ad ora inconsolabile e arrabbiatissima Demelza. Non mi dilungherò sul loro modo di “appianare le divergenze”  di questi due, perché è il modo più diffuso al mondo ed è anche quello che non risolve un tubo. Non lo fa mai e, vedrete, che non lo farà neanche stavolta.
In ogni caso il ritorno del Capitan Prodigo ci fa scoprire che il caro dottor Enys è vivo; finalmente ce lo fanno rivedere, stanco e barbuto, intento a prendersi cura degli altri prigionieri e provato oltre ogni dire.
Caroline può tirare un sospiro di sollievo anche se riuscire a liberare il marito dalle terribili prigioni francesi non sarà un gioco da ragazzi
Nel frattempo George presiede alla sua seconda udienza e pensa bene di sottolineare la sua già nota mancanza di bussola morale, scagionando un nobiluccio che aveva abusato della sua domestica ed arrivando, addirittura, ad accusare lei di spergiuro.
Niente da fare, anche quando Elizabeth si fa catturare anima e corpo dal tintinnio del denaro e decide di seguirlo nelle sue cattiverie, lui riesce a fare quella cosa in più che l’allontana. Stavolta la bella cornica si darà al laudano, e come biasimarla.
Il terzo episodio ci saluta con Drake e Morwenna che cincischiano tra patelle, mare e promesse di baci, il termine della gravidanza di Demelza sempre più vicino ed un rigido e difficile inverno dietro la porta.Che succederà?

Episodio 4
Ritroviamo una triste Cornovaglia attanagliata da una terribile carestia che è resa ancora più dura dall’imperversare di Giudice George a cui non pare vero sputacchiare sentenze ingiuste e inverosimili contro il popolo inerme. Demelza nonostante la gravidanza avanzatissima, continua a lavorare come un mulo tanto che le doglie la colgono china su un campo a dissodare patate (bisognerebbe stamparla su una banconota o contro un muro, a giorni e gusti alterni) e, visto che non la ferma nulla, si prepara a partorire con la sola Prudie come assistente, non volendo intorno l’incompetente sostituto del dottor Enys. Ross, naturalmente è in giro a depilare scoiattoli e filosofeggiare sulla vita e prima di ritornare ai suoi precisi doveri si fa nuovamente sputacchiare un poco di odio addosso da quel sant’uomo di Warleggan. Pullulano di veleni quelle scogliere lì, credete a me.  Comunque alla fine torna a casa per ritrovarsi una moglie bellissima e perfetta pur avendo partorito da un’oretta appena ed una figlia bella fatta e finita, appena nata ma che pare avere tre mesi. Fortunello, lui! Piuttosto immeritatamente.
Caroline Penvenen ormai (nascostamente) Enys, cerca tra le sue ricche conoscenze qualcuno in grado di ottenere la liberazione degli ufficiali trattenuti in Francia, benché le sue speranzose certezze non trovino terreno fertile nella mente di Ross.
La vita dei Warleggan a Truro procede tranquilla tra eventi mondani, da viversi rigorosamente separati, e stentate conversazioni domestiche. Sapessero quelle due placide serpi che di fatto hanno lasciato terreno fertile all’amore in sboccio tra Drake e Morwenna sotto lo sguardo perfidamente amorevole di Zia Agatha. Ormai il bacio che tanto attendiamo sembra dietro l’angolo ma Morwenna e GC vengono richiamati in famiglia (per così dire) a festeggiare il Natale e devono prepararsi a partire per Truro.
Intanto l’ultima nata in casa Poldark, la piccola Clowance, viene battezzata e GC trascina la povera Morwenna alla cerimonia. L’amore tra lei e Drake è così palese che Demelza, preoccupata, prende da parte la giovane per farle notare quanto sia impossibile un legame tra ceti sociali tanto diversi. Morwenna lo sa e prova a tirarsene fuori ma, alla fine, dopo l’atteso, fugace e dolcissimo bacio, non può che scappare via in preda alla disperazione.
Naturalmente per Ross è impossibile essere un tipo tranquillo e ragionevole nemmeno il giorno del battesimo di sua figlia, così pensa bene di rigettare tutte le famose promesse fatte a George ed andare a Trenwith a prendere zia Agatha per portarla al battesimo. Fortuna che Caroline decide di accompagnarlo altrimenti stavolta, magari, riuscirebbe a beccarsi nella zucca vuota che si ritrova quella pallottola che sta corteggiando da ben tre stagioni.
Gli eventi, intanto, proseguono ognuno per la loro via fino a che non si ricollegano tutti per poi, tutti, precipitare. Succede che, origliando le altrui conversazioni, George riesce a scoprire che Morwenna e GC sono stati al battesimo di Clowance e, d’accordo con la moglie piuttosto stonata e incattivita dal laudano ma decisa a difendere il figlio dalla rivalsa di Warleggan, medita una punizione per la povera Morwenna. Purtroppo la punizione pare materializzarsi all’istante nella persona di un omuncolo piuttosto ributtante ed evidentemente anaffettivo, tale reverendo Osborne Whitworth (Christian Brassington), fresco di vedovanza e di panciotto, e malauguratamente imparentato con una nobile famiglia a cui George “fa il filo” da lungo tempo e sempre ignorato. Visto che, purtroppo, due più due non fa cinque, prevedo dolori per Morwenna, per Drake, per il povero GC che finirà in collegio e per me che finirò nella tomba a causa di tutte queste tribolazioni.
Mentre voi pregate per la mia povera anima tormentata, a Truro i piani di George si dispiegano e prendono il volo andando sicuramente a buon fine, in Francia il dottor Enys passa il Natale in prigione curando moribondi e nutrendosi di topi, ed a Nampara i Poldark si concedono un pennuto natalizio (forse oca, forse tacchino) e poi distribuiscono pane e possibilità al popolo affamato. Le possibilità vengono tutte dal Capitano Coraggioso, naturalmente, che ora trama di importare cibo di nascosto e cercare di sfamare quanta più gente può.

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Non fraintendetemi, per carità, è più che ammirevole e se fossi stata nei paraggi ai suoi tempi l’avrei seguito senza esitazione e dappertutto (perchè, onestamente, quando sorride ti si apre il cuore e quando si toglie la maglia ti si apre la zip), il problema è che un padre di famiglia e leader della propria comunità, non può sempre e solo agire vento in poppa e fregarsene delle conseguenze. Finora ha avuto fortuna e magari sempre l’avrà, ma se così non fosse?
Comunque lui a queste cose non ci pensa e organizza un piano cominciando a cercare i contatti (e i soldi) per metterlo in atto. Punto primo: il granaio/chiesa donato da Demelza ai metodisti dopo i fatti della chiesa rifiutata da George, fungerà da nascondiglio (con buona pace di quel manico di scopa di Sam Carne). Punto secondo: Caroline e Demelza andranno in cerca di ricchi polli da spennare ben bene dei loro sporchi quattrini con le sole armi di riccioli, sorrisi e adulazione. Ci saranno sicuramente altri punti nel piano infallibile di Ross, ma mentre lui li ordina con metodo noi veniamo distratti da George che è invece riuscito a mettere in atto il suo di orribile piano e così Morwenna si ritrova quasi fidanzata, comunque promessa, praticamente sposa del disgustoso Whitworth per la modica cifra di 3000 pounds. Addio sogni di gloria e patelle romantiche.
Intanto la premiata ditta Caroline-Demelza raggiunge l’obiettivo riuscendo addirittura a spillare quattrini all’inconsapevole George, e Ross provvede a comprare cibo da distribuire tra le gente.
Naturalmente si dovrà scaricare la nave e trasportare il tutto nottetempo e tra mille pericoli perché…è o non è la Cornovaglia?
Lo è, of course, infatti la carovana della solidarietà diretta al vecchio granaio viene silenziosamente notata dal solito scagnozzo di Warleggan e quello corre scodinzolando dal suo capo a riferire tutto e anche di più: insomma, mai na gioia, come si usa dire di questi tempi.
La mattina dopo, quindi, George si appropinqua tutto gongolate verso il luogo del misfatto dopo aver già provveduto all’invio delle guardie per l’arresto di Ross e seguaci. Stavolta, però, si ritrova con un pugno di mosche visto che lì si sta solo distribuendo il grano comprato con le donazioni fatte dai benefattori locali, lui compreso.
A Truro, Morwenna riesce a rifiutare l’odioso omuncolo senza vomitargli sulle scarpe col tacco, e viene rispedita a Trenwith in apparente disgrazia ma con sua immensa gioia.
Il giochetto ai danni di George costa purtroppo molto caro a Ross ed ai suoi: Warleggan decide di chiudere la miniera “Wheal Leisure” mandando di fatto sulla strada ben 70 famiglie. Ross e Demelza, comunque, troveranno una soluzione al problema assumendo altri trenta uomini nella loro miniera con l’intento di esplorare nuove vene e di non farli morire di fame; li pagheranno rinunciando ai loro introiti, ma abbiamo già capito che entrambi sono votati all’assistenza sociale no? Poi stavolta il povero Ross strappa pure un mezzo sorriso al rigidissimo cognato Sam…direi che è proprio un successone.
Caroline, nel frattempo, decide di andare a Londra cercando di riscattare la liberazione di Enys anche se con ben poche possibilità di riuscita; il dottore tornerà prima o poi, ne siamo certi, ma è il come che ci preoccupa infinitamente. Le condizioni terribili e le atrocità alle quali ha assistito quotidianamente non lo lasceranno sicuramente incolume e speriamo solo che l’amore per Caroline, almeno, sopravviva. La loro coppia è stata spesso, ed ancora oggi in effetti è, l’unico raggio di gioiosa normalità in mezzo ai più angoscianti e ingarbugliati sentimenti dei protagonisti, non sopporterei di veder naufragare questo sentimento in acque torbide finendo magari a perdersi chissà dove.
Intanto GF e Morwenna tornano a Trenwith e non c’è nessuno più felice della giovane donna e di Drake nel rivedersi. George, però, purtroppo non demorde e il futuro flaccido sposo si fa un nuovo vestito con i soldi della dote. Non basterà l’amore, o gli sguardi infuocati, o i teneri e puri sentimenti, o la speranza ad impedire questo matrimonio. Non basteranno le preghiere ad evitare interi fiumi di dolorose conseguenze.

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Ci aspetteranno tempi bui, ne sono certa, ma avremo qualche giorno per fortificarci e farcene una ragione.
Intanto appuntamento alla settimana prossima con Poldark season 3 per gli episodi 5 e 6, e ricordate, se vi aggrada, di dare un’occhiata alla prima e seconda stagione di cui abbiamo parlato qui ed a continuare a seguirci sempre allegri, sempre numerosi e sempre cornici su Twitter e Facebook.
Bye & #YOLO

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