Poldark – Stagione 3 – Episodi 5 e 6 (Spoiler review)

Suvvia Capitano Poldark, un po’ di ottimismo non ha ucciso nessuno. Ancora.

Cari lettori, i tempi bui che paventavo alla fine dell’episodio precedente si fanno sempre più vicini.
I nostri protagonisti sono tutti alla vigilia di pesanti e difficili battaglie e sappiamo già che, ognuno con le proprie armi, combatteranno fino allo sfinimento e, si spera, alla vittoria.
Chissà quanto “sangue” verrà versato questa volta, prima che le cose possano dirsi sistemate o quantomeno accettabili. Escluso ovviamente il mio di sangue, che viene abbondantemente versato dalla prima disgraziata puntata dello show. E impunemente, aggiungo.
Addentriamoci dunque nel fitto della storia, con la solita e misera speranza di uscirne se non indenni almeno non troppo ammaccati. Vana come tutte le speranze, ahinoi!

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Episodio 5
L’incessante e disperato tentativo di Caroline Penvenen (Gabriella Wilde) di trovare una via politico-diplomatica per la liberazione dell’amato dottor Dwight Enys(Luke Norris) prigioniero dei francesi, si risolvono in  nulla di fatto e lei ormai depone tutte le sue speranze nello sbarco che alcuni esuli stanno organizzando con lo scopo di ribaltare la situazione in Francia.
Naturalmente groovy Ross (Aidan Turner), il Capitano più riflessivo della Cornovaglia, non si fa bastare promesse militari o tentativi di ribellione e medita di catapultarsi ancora in Francia alla ricerca di Enys. Con buona pace di una Demelza (Eleanor Tomlison) sempre più affranta e sconsolata.
Ma mentre i piani di Ross prendono lentamente forma, l’amore stile Laguna Blu (il film del 1980, proprio quello) tra Drake (Harry Richardson) e Morwenna (Ellise Chappell) acquista sempre più slancio e intensità tanto che, dall’alto del suo trono oscuro, la sempre arzilla zia Agatha (Caroline Blakiston) pensa bene di intervenire prima di vederseli rotolare nell’erba come le due brave lepri corniche che sono.
L’intervento non può essere che uno: Morwenna deve lasciare il giovane Carne prima che Giudice George Warleggan (Jack Farthing) si accorga della liaison sputando fuoco, fiamme e crudeltà.
L’atroce misfatto emotivo si compie e Drake viene brutalmente abbandonato con tanto di necessaria ed ovvia (oltre che piuttosto in tema “drama”, mi viene da dire) negazione del sentimento e successivo spargimento di disprezzo elitario, ed è ridotto all’ombra di se stesso. Come se non bastasse, e giusto per ricordarci che Demelza a sfiga è proprio una di noi, Ross ha ormai deciso le sue prossime mosse e coinvolgendo due dei suoi uomini della miniera tra i più fidati, decide di imbarcarsi con i ribelli diretto in Francia.

Immagine correlata Le cose non vanno come dovrebbero andare (e già così sarebbero state da forca, sia chiaro) e Capitan Improvvisazione decide di trascinarli tutti in un imbarco alternativo fino a Roscoff per poi procedere con una barchetta su per fiumi e torrenti fino alla prigione di Quimper dove Dwight è prigioniero.
Tutto questo, sempre per la Demelzo-sfiga leggendaria di cui sopra, con l’improvviso e volontario coinvolgimento di un abbattuto Drake che chiede di partecipare alla spedizione forte dell’antico adagio: O l’amore o la morte! (che probabilmente non esiste ma rende meravigliosamente la psicologia lineare, banalotta ma terribilmente romantica di Drake).
I nostri beniamini, come dicevo, combattono ognuno la propria battaglia su terreni ben diversi.
Ross e la squadra cercano il miglior modo per attraccare e raggiungere la prigione col favore delle tenebre, mentre in Cornovaglia Georgetto nostro apprende a malincuore che i nobili locali intendono candidare Ross per un seggio in Parlamento.
Figurarsi il suo giubilo quando giunge alle sue perfide orecchie pure la voce dell’illegale missione di salvataggio in corso, quasi saltella per l’entusiasmo sbrodolando dalla voglia di approfittarne per screditare l’assente Ross agli occhi dei suoi pari, rei di preferirgli sempre e comunque il moro di Nampara. E dove si può screditare dietro le spalle in Cornovaglia, se non ad un ballo dell’alta società? Infatti ecco che si ritrovano tutti in pista: i Warleggan in ghingheri e con un invito estorto in cambio della mano della pallida, triste e sventurata Morwenna, la cui opinione conta poco e la cui felicità meno di nulla; Demelza ospite di Caroline a cercare di mettere pezze dove la sconsideratezza di suo marito e l’odio di George producono strappi; Il viscido Osborne Whitworth (Christian Brassington) in attesa di una consorte (futura, presunta, disgraziata?) da disgustare.
E il tira e molla da una parte e dall’altra continua.
A Quimper i salvatori arrivano nottetempo nei pressi della prigione e preparano un piano per eludere le guardie ed entrare di soppiatto;
In Cornovaglia George si aggira mellifluo tra gli inviatati al ballo risultando sempre più fuori posto e ignorato;
A Quimper Ross fa finta di essere un prigioniero e, scortato da Tholly, supera le prime guardie facendo entrare il resto della squadra nella prigione. Riescono a trovare Dwight ormai in condizioni pietose ma purtroppo un prigioniero dà l’allarme intrappolandoli;

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In Cornovaglia le maligne insinuazioni di Warleggan sembrano non trovare terreno fertile, i nobili continuano a snobbarlo e la sua furia cresce di pari passo con l’angoscia di Morwenna costretta a subire le avances esplicite e sgradite del futuro marito;
A Quimper la squadra di soccorso riesce a scappare trascinandosi dietro Dwight semi svenuto ma purtroppo, sebbene riesca, la fuga costa la vita al Capitano Henshawe. E così, al buio in un bosco nemico, ci lascia l’amico Hensh che ci aveva accompagnati fin dalla prima serie: Composto e fedele, sempre a fianco di Ross nonostante i suoi continui colpi di testa, muore in Francia mentre lotta per salvare la vita di un amico. Morte triste ma gloriosissima Capitano e anche tu, come Francis, ci mancherai.
In Cornovaglia, galeotto fu il buffet che costringe Elizabeth e Demelza al paventato incontro che avviene, in fondo, senza neanche troppo rumore. Un lieve inchino, una scusa, e la mora si allontana evitando come sempre il confronto, cosa diversa per George che spende i canonici 10 minuti dicendo fesserie di portata incalcolabile e che come al solito rimane solo e inascoltato a rodersi il fegato;
A Quimper Ross e i rimanenti compagni di avventura scappano nei boschi ben presto raggiunti dal Tenente Hugh Armitage (Josh Whitehouse) che proseguirà con loro verso la libertà. La fuga si fa sempre più disperata con Dwight stremato e Drake ferito durante lo scontro con le guardie
In Cornovaglia George, che si rende conto che il proprio tentativo di screditare Ross è fallito e, in ogni caso non è stato in nessun modo avallato dalla moglie, decide di lasciare il ballo proprio mentre Caroline apprende con disperazione che il tentativo di sbarco realista in Francia è miseramente fallito;
I giochi ormai sono fatti e nonostante le paure delle signore lasciate ad aspettare, con il nuovo giorno i nostri salvatori raggiungono la barca e prendono la via del fiume allontanandosi sempre più dalla prigione per riuscire a raggiungere Roscoff e imbarcarsi sulla nave per la Cornovaglia.
E qui, lettori cari, ci tocca fare una breve disquisizione sul caro e dissociato Capitano Poldark: Perché, diciamocelo chiaro, dalla prima puntata fino ad oggi ne ha fatte di sciocchezze, e sono sempre state colpa sua, sua responsabilità e, accidenti, sua esclusiva scelta. Ne ha fatte tante e mai una volta che si sia davvero scusato; mai una volta che non si sia, in qualche modo giustificato; mai una volta che si sia fatto venire un mezzo scrupolo, una parvenza di umiltà. Ed ora che non ha colpa per la presenza di Hensh in Francia né per la sua morte; ora che non ha colpa neanche per la presenza di Drake o per il suo ferimento o per l’aggravarsi delle sue condizioni; ed ora che non ha colpa, ovviamente, per le condizioni di Dwight o per le complicazioni del piano di salvataggio che magari li farà morire tutti. Ora che, in pratica, non ha colpe, si permette addirittura di avere incubi e visioni e baggianate simili nei quali tutti lo accusano di tutto e lui soccombe alla vergogna e al senso di colpa. Che dire? A parte che così spiritato mi ha fatto venire un colpo al cuore ricordami l’amore oscuro e dannato che è stato per me il Mitchell di Being Human (dolore che mai passerà, sappiatelo), la verità è che Ross Poldark non azzecca neanche i giusti motivi per i quali essere in crisi con se stesso e, nel dubbio, anche in questo settore, si butta a random. Fosse vivo farei volentieri due chiacchiere con il talentuoso Graham (da morto può attendere, non c’è fretta) per capire quale evento, persona o sostanza gli abbia ispirato questo personaggio. E ringraziarlo anche, ovviamente.
Finalmente, dopo questo travagliato ed apparentemente lunghissimo episodio, i nostri raggiungono la terra e i loro cari. Demelza accorre e accoglie, come sua natura, e così finalmente avrà luogo il primo incontro con l’uomo che sappiamo porterà una grande frattura nel suo matrimonio e nel suo cuore, ma che passa, tutto sommato, in sordina. Dwight, fiaccato nel corpo e nello spirito dagli orrori della prigionia, non riesce a liberarsi dal peso del proprio dolore mentre George, apprendendo che Ross è il salvatore del giovane Armitage, nipote di lord Falmouth, e che sicuramente questi lo acclamerà oltre misura ha l’ennesimo attacco di bile. Inutile dire che quest’odiosa e maligna piccola donnola si delinea sempre più come il personaggio maggiormente godibile fra tutti, secondo solo a Zia Agatha che, si sa, è imbattibile.
Salutiamo, per poco ma facciamolo, la Cornovaglia lasciando i nostri eroi felici per un amico ritrovato e disperati per la perdita di un altro altrettanto caro e con l’ombra di un Tenente Armitage ripulito e lucidato che strappa qualche sguardo di troppo. Mentre il sesto episodio, ormai, è dietro l’angolo

Episodio 6
Casa, finalmente! Ed i nostri protagonisti possono tornare, chi più chi meno, all’ordinarietà della vita quotidiana anche se gli effetti della pace, per così dire, non sono uguali per tutti.
George, tornato a Trenwith con Elizabeth e Valentine, si danna cercando l’attrito con Ross, benché sembra evidentemente propenso ad accontentarsi anche solo di un ulteriore e perfido modo di danneggiarlo. Purtroppo la cosa diviene sempre più difficile, soprattutto per il fatto che Poldark, stranamente, non fa nulla per indispettirlo e se ne tiene alla larga. Anche le sue visite alla Zia Agatha si sono svolte in tranquillità e durante l’assenza della famiglia, ed ora che viene informato del loro ritorno scappa via velocemente per evitare scontri e problemi.
Ciò nondimeno George è super irritato ed il continuo gracidare dei rospi nel laghetto pare disturbare ancor di più la sua precaria situazione psichica. Rospi sì, avete capito bene. È con quelli che se la prende, con gli anfibi gracidanti e bitorzoluti. Ma va detto che ciò non dipende solo dal fatto che nell’idiozia intrinseca, George abbia raggiunto il livello Master, dipende anche dal fatto che, da ragazzino, i cari Ross e Francis erano soliti ficcarglieli nei pantaloni. Siamo tutti concordi che a meno che tu non sia una principessa e non ci sia di mezzo un incantesimo, non è bello trovarsi un rospo nelle mutande! E povero George, pure.
Comunque sia e per qualsiasi motivo lo faccia, Warleggan fa la guerra ai rospi e dispiega i suoi scagnozzi in numero spropositato con l’intento di liberare il laghetto sotto casa da tale ignobile piaga.
D’altro canto i rospi, lettori cari, sono elemento fondamentale di questo sesto episodio.
Persino l’amore tra Drake e Morwenna, dopo aver superato la fase patelle e quella “non ti ho amato mai e sei pure un villico” e “se non mi ami la mia è una vita inutile nobildonna delle mie…conchiglie”, torna a consumarsi con lieto e passionale abbandono sotto l’effige del rospo riparatore. Più o meno.
Vengo a spigarmi meglio. In pratica Drake va in giro a catturare rospi e, nottetempo, ne continua a riempire il laghetto di Trenwith con l’intento principale di divertire Morwenna e Geoffrey Charles e quello secondario, ma assai godurioso, di indispettire Warleggan e i suoi sottoposti che più cacciano rospi più se ne ritrovano.
Solo che George, in certi momenti, proprio non riesce a indirizzare i propri ragionamenti e le proprie ire verso un obiettivo logico e si convince che dietro “l’invasione dei rospi” ci sia lo zampino di Ross. La trappola per catturarlo scatta in automatico.
La verità è che Ross, dal suo ritorno, ha ben altri impegni e preoccupazioni. Certo ha avuto un rientro in qualche misura lieto e felice, nonostante la dipartita del Capitano Henshawe; il popolo lo acclama come un eroe ed i nobili, vista la fortuita liberazione del Tenente Armitage, non sono da meno. La situazione della sua gente, dopo la chiusura della miniera da parte di George, è sempre disperata ma riesce a garantirne il sostentamento condividendo la propria terra perché la coltivino e ne usufruiscano. Ultimo ma non per importanza, il rapporto con Demelza sembra saldo e sereno e sono più o meno quasi sulla stessa lunghezza d’onda. C’è però l’angoscia per la sorte di Dwight che è ancora provato dalla prigionia e non riesce a ritrovare serenità accanto all’amata moglie tanto da voler tornare in marina. Caroline, dal canto suo, non sa più come reagire e teme d’aver perso definitivamente l’amore della sua vita senza poter trovare un rimedio.
Alla fine Ross interviene contattando Hugh Armitage con la speranza che rivedere il vecchio compagno di prigionia aiuti Dwight nel processo di guarigione. Ha ragione, naturalmente, ma forse aiutando l’amico ha iniziato il proprio percorso di dolore.
George, comunque, è ignaro di ogni cosa che non sia la sua sete di vendetta e di riconoscimento sociale ed i piani per la cattura del “rospatore seriale” notturno proseguono e portano alla quasi cattura di Drake il quale, grazie all’avvertimento di Zia Agata che allarma Demelza e Ross, riesce a scappare riportando solo qualche ferita leggera.
Ecco che è giunta l’ora, compagni di addentrarci nel regno di assoluta e fiera perfidia di George Warleggan, saltellando di precipizio in precipizio, di dolore in dolore.
A cominciare dalla decisione irremovibile di mandare Geoffrey ad Harrow al fine di allontanarlo da ogni affetto famigliare e dall’influenza di Ross. Saranno proprio l’’affetto del piccolo Poldark per il giovane Drake e la sua ansia di dimostrarlo, la base principale della terribile vendetta di George; Geoffrey, infatti, prima di partire per la scuola regala a Drake la sua preziosa bibbia come segno di amicizia lasciandosi, inoltre, sfuggire che Morwenna prenderà marito per volontà dei suoi parenti.
Naturalmente Drake vuole delle spiegazioni e quando i due ragazzi si incontreranno egli riesce a convincere Morwenna a rifiutare il pretendente e sposare lui vivendo una vita non agiata ma felice e piena d’amore. La ragazza si convince e comunica ai Warleggan la volontà di rifiutare Whitworth.

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Inutile dire che Ross prova ogni singolo argomento possibile per far capire a George la sciocchezza delle sue azioni ma questi non desiste ed il destino di Drake sembra segnato. Anche Elizabeth, che ha compreso quanto quest’ultima nefandezza farà aumentare l’odio della gente per questo suo terribile marito, prova a farlo ragionare ma l’idea di fare un passo indietro non lo sfiora neanche.

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Il destino del giovane Carne sembra segnato finché il ripresentarsi del reverendo Whitworth, ancora in cerca di qualche spiraglio di successo con la giovane Morwenna, dà a George l’idea definitiva per ottenere ciò che vuole ferendo più persone possibili: solo se Morwenna accetterà di sposare l’orrido reverendo a Drake Carne sarà risparmiata la vita.
Inutile dire che la povera Morwenna sarà costretta ad accettare e che a Drake non resterà altro che guardarla andare via, con la morte nel cuore, da una chiesa miseramente deserta dove attonita e disperata ha appena detto sì al suo incubo peggiore.

Tutto qui amici, un’apoteosi di tristezza non c’è che dire, speriamo che la settimana prossima, con gli episodi 7 ed 8, ci porti anche qualche sorriso benché l’ombra del Tenente Armitage si fa sempre più vicina e pericolosa. Almeno fosse antipatico poi, accidenti a lui!
Vi aspetto alla prossima con Poldark season 3 ricordandovi sempre di dare un’occhiata qui dove vi abbiamo raccontato anche della prima e seconda stagione.
Continuare a seguirci allegri, numerosi e “come volete voi purché non siate come George” su Twitter e Facebook.
Bye & #YOLO

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