Poldark – Stagione 3 – Episodi 7 e 8 (Spoiler review)

Un asino non inciampa due volte nello stesso sasso, Capitano Poldark. Tu, sì.

E così, lettori cari, Morwenna è bella che andata e Drake bello che distrutto. E noi? Cosa ci rimane da sperare con un Hugh Armitage che incombe sui Poldark e con gli Enys in piena crisi post traumatica? Ben poco, poveri noi. Perché in realtà quello che rimane è solo la frigidezza fatta uomo che ha nome Sam Carne e la nostra (insana e immotivata) speranza che la scalmanata Emma, figlia di Tholly Tregirls ne faccia un vero essere umano. O, pure, ce lo levi in qualche modo di torno; una vale l’altra in fondo.
Nonostante tutto eccoci pronti e lanciati verso la fine della terza stagione, sperando che le ferite inflitte da questi pazzi amori cornici, non lascino cicatrici troppo profonde da essere dimenticate o, almeno, sopportate. Perché, in Cornovaglia come altrove, a volte basterebbe solo un po’ di paziente sopportazione.

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Episodio 7
La vita di Drake (Harry Richardson) assume decisamente il colore grigio e triste di un’esistenza senza sentimento. Si può immaginarne il doloroso sconcerto nel vedere il suo amore sposato così frettolosamente e in gran segreto, ed è piuttosto logico che, benché accetti l’aiuto del cognato e avvii la sua attività di fabbro, la gioia sembri definitivamente sparita dalla sua vita.
Ma Morwenna (Ellise Chappell) sta decisamente peggio. Per salvare il suo vero amore da morte certa, ha sposato il disgustoso Reverendo Osborne Whitworth (Christian Brassington) ed ora la ritroviamo, vistosamente incinta, a subirne le odiose attenzioni.
Intanto a Nampara si festeggia il primo raccolto sulle terre donate da Ross (Aidan Turner) alla sua gente e l’irreprensibile e noioso Sam Carne (Tom York) ne approfitta per appollaiarsi su una panca, con un grosso corvo metodista, a pontificare su quanto il Signore non ami il ballo. E ci sarebbe tutto un discorso da fare su tale spropositata scempiaggine, ma non è questo il sito (in tutti i sensi). Comunque le sue metodistiche elucubrazioni si scontrano con un’evidente pruriginosa curiosità scatenata dalla bella e niente affatto virtuosa Emma Tregirl (Ciara Charteris) figlia di Tholly (Sean Gilder) il che è tutto dire, se ci pensiamo bene.
A Trenwith, una super felice zia Agatha (Caroline Blakiston) si impegna oltre misura nell’organizzare la festa per il suo centesimo compleanno mentre a Killewarren giunge, finalmente, il giorno del matrimonio ufficiale tra Caroline Penvenen (Gabriella Wilde) ed il caro dottor Dwight Enys(Luke Norris) ormai libero dallo scorbuto ma sempre intenzionato a imbarcarsi nuovamente. Naturalmente George Warleggan (Jack Farthing) e la moglie Elizabeth (Heida Reed) sono tra gli ospiti. George vorrebbe approfittare dell’evento per proporsi, alla sua maniera viscida e insinuante, a Lord Falmouth nelle cui mani è il potere di decidere il nuovo deputato di Truro in sostituzione del defunto Sir Piers Arthur. Rimarrà anche stavolta con un pugno di mosche visto che ben presto la festa si trasformerà in un tributo all’eroismo di Ross Poldark.

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L’eroe di Quimper, come viene ormai chiamato l’aitante Capitano, è stato in fondo il fautore del rocambolesco salvataggio dello sposo e, causando un quasi colpo apoplettico al perfido George, del Tenente Hugh Armitage (Josh Whitehouse) nipote proprio di Lord Falmouth.
Quest’ultimo ed un buon numero dei nobiluomini locali, chi per un motivo chi per un altro, non fanno mistero di desiderare che sia proprio Ross a rappresentarli come futuro deputato di Truro.
Ebbene, anche se i giochi ormai sono aperti, l’esito però è come al solito incerto.
Ross non sembra affatto intenzionato ad accettare i tributi né tantomeno le possibili implicazioni politiche del suo valore sul campo, per così dire, e si trastulla al buffet aspettando solo il momento utile per andarsene. Demelza (Eleanor Tomlison), dal canto suo, si ritrova spesso a fianco un ammiccante Tenente Armitage ma non sembra accorgersi delle sue poco velate e decisamente irrispettose avances, preoccupata invece dell’aspetto e del contegno della povera Morwenna che appare desolatamente infelice.
In effetti il comprensibile dolore della giovane sposa nell’aver dovuto impalmare  un uomo amandone un altro, si centuplica (nel suo e nel nostro cuore) dovendo avere quotidianamente a che fare con l’odioso Ossie che unisce lascivia e violenza in un unico corpacciuto maiale…ehm, pardon, uomo. Il suddetto suino pensa bene di mettersi in casa un’altra schiava a servizio continuo e fa chiamare la sorella di Morwenna, Rowella Chynoweth (Esme Coy), che pare essere, però, un tipetto niente affatto servizievole e schivo e che sicuramente ce ne farà vedere delle belle.

Ross, che non riuscirà a smentirsi neanche in punto di morte, ha già cominciato a scavare con le proprie mani l’ennesima buca nella quale precipiterà. E stavolta rischia davvero di rompersi quella testaccia dura (e bellissima, accidenti a lui). Scopriamo infatti che Demelza nostra, non è affatto ignara delle avances di Hugh anzi ne parla al marito tra il serio ed il faceto, giusto per farsi fare qualche complimento, per gioire di un poco di sana gelosia. Ma Ross è Ross ed ha la delicatezza di un tiro a quattro che ti passa sul mignolo. La sminuisce, la mortifica, fa il deficiente come sempre. Eppure non ci vuole un genio a capire che una moglie mortificata e sminuita diventa una facile preda. Fosse solo quello, poi. Demelza non è mai completamente serena accanto al marito: è spesso lasciata indietro ed in fondo non si è mai sentita totalmente accettata e compresa. Ed il tutto è assurdamente peggiorato dal tradimento di Ross la cui evidenza ha un nome, un cognome che non gli appartiene e, soprattutto, una madre.
Insomma l’atteggiamento del marito rende Demelza ogni giorno più vulnerabile alla corte di quell’ingrato di un Tenente, e non c’è da stupirsi. Certo, rimango dell’idea che ho espresso e avvalorato fin dalla prima serie, ovvero che Demelza dovrebbe rimuginare meno, sospirare meno, accettare meno e frignare – Dio del cielo – meno impegnandosi, piuttosto, a tenere sempre a portata di mano un bel randello, grosso e pesante, giusto per ricordare al bel maritino perché l’ha sposata e perché, bontà sua, la ama. E, a proposito di randelli, vi raccomando di leggere qui il nostro punto di vista sulla prima e seconda stagione di Poldark, come anche sui precedenti episodi di questa terza che ci sta facendo così tribolare. Giusto se vi va, ovvio, non preoccupatevi del randello!
Ross comunque liquida con stupidità le parole di Demelza e cerca piuttosto il modo di evitare le beghe politiche che imperversano nella regione, riuscendoci molto male visto che viene intercettato da Sir Francis Bassett (John Hopkins) ed invitato a cena con la moglie non certo per parlare di caccia alle quaglie, supponiamo.
La cena (che poi non ho mai capito perché, in questi ameni luoghi, si svolge più o meno alle 3 del pomeriggio) è una buona occasione per una “rimpatriata” con la nuova leva dei possidenti locali, e mette seduti alla stessa tavola tra gli altri, i Poldark, gli Enys e quell’impunito di Armitage che è veramente spudorato nel suo corteggiamento a Demelza. La povera donna, come prevedibile, si trova via via sempre più invischiata nella rete smielata del poetastro, il quale ha dalla sua la capacità di subissarla di complimenti e romanticherie che al Capitano Gentiluomo non vengono in mente neanche a Natale. Nel frattempo George, sempre sminuito e dileggiato da zia Agatha cerca il modo di fargliela pagare pesantemente e, contemporaneamente visto che è perfido ma multitasking, va in esplorazione mendicando l’appoggio di Sir Bassett per il ruolo di deputato di Truro. Per ottenere lo scopo pensa bene di recarsi, non invitato, a casa di quest’ultimo proprio durante la famosa cena. Naturalmente viene fatto attendere senza alcun rispetto ed attenzione, naturalmente appena può sbircia e origlia per sapere chi c’è e, naturalmente si accorge che entrambi gli schieramenti politici, Lord Falmouth per i Tory e Sir Bassett per i Whig, nonostante le sue lusinghe ed i suoi maneggi, gli preferiscono Ross come candidato al Parlamento.

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Anche stavolta però c’è da capire se Ross accetterà l’incarico per il bene comune o troverà l’ennesima scusa per togliersi la casacca e andare ad inquietare l’apparato ormonale di mezza Cornovaglia falciando grano come se non ci fosse un domani. Rifiuta, ovviamente, (anche se per ora tiene su casacca e pantaloni) e ignora ancora una volta la moglie che cerca di fargli capire il bene che potrebbe fare alla sua gente in un ruolo più importante.
George intanto trova il modo di levarsi dai piedi zia Agatha e la serenità in un colpo solo. Curiosando da quella serpe che è, scopre che la furba zietta non compirà 100 anni ma 98 e gli nega i festeggiamenti che da tanto tempo aspetta. Dobbiamo dire che la povera vecchina (ma chi?) ci prova a convincerlo ed anche a commuoverlo in qualche modo, ma di fronte alla crudeltà di Warleggan tira fuori tutta la propria e praticamente gli fa sapere che Valentine non è suo figlio. Solo che tutta questa rabbia e tutto questo dolore sono troppi per il suo vecchio cuore di strega e la cara zia Agatha ci lascia in una fredda notte d’inverno.

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Ammetto in questo momento (perché per il futuro non garantisco) che se morisse anche George e Ross continuasse a rimanere vestito, potrei dire addio alla Saga di Poldark. La zia Agatha della Blakiston è stato uno dei personaggi migliori; il suo sarcasmo, la voce grondante disprezzo che mortifica Warleggan chiamandolo “Georgie”, la stessa e costante interazione tra i due acida ma assurdamente divertente, ha dato spesso luce ad un period drama i cui personaggi principali non riescono mai davvero a stupire. Addio, allora, zia Agatha, io George e il suo costante livore non smetteremo mai di pensarti.
Intanto il rifiuto di Ross, come prevedibile, lascia spazio alle mire di Warleggan che diventa il candidato di Bassett, solo che la sconvolgente notizia ricevuta gli impedisce di gioire per la propria vittoria sebbene, però, non gli impedisca di scrivere personalmente a Ross e comunicare entrambe le “buone” notizie.
La nomina di George è, forse, l’ultima goccia e Demelza è ormai un vaso traboccante; il prevedibile litigio tra lei e il marito finisce con lui che, stupidamente certo di essere insostituibile, la invita a cercarsi un uomo più malleabile e romantico se proprio lo desidera. Temo fortemente che stavolta la paziente rossa, forte del suo primo approcciarsi alle insulsaggini ed alle sdolcinatezze dell’amore romantico, ceda allo sfinimento ed alla tentazione sotto lo sguardo assente di un Ross troppo occupato a rodersi il fegato per il trattamento riservato a zia Agatha da accorgersi dei guai che arrivano a 300 all’ora in piena corsia di sorpasso. Sebbene i nostri non sappiano nulla di autovetture, corsie e motori a scoppio il crash, lettori cari, è imminente ed inevitabile.

Episodio 8
La morte di zia Agatha è per il momento quasi l’unico pensiero di Ross, soprattutto in virtù della discutibile e cattiva scelta di George di seppellirla in una fossa per i poveri senza neanche una lapide a ricordarla.
La situazione sociale e politica, però, si fa sempre più calda: Warleggan abbassa ancora i salari nelle sue miniere e molti uomini disperati vagano alla ricerca di lavoro per sfamare le proprie famiglie. Nel suo privato, poi, George continua ad essere sempre più scostante con Elizabeth rifiutando sia lei che il bambino; purtroppo per la nostra piccola vipera velenosa, il presunto (oh zia Agatha, la tua perfidia non conosceva uguali!) tradimento della moglie e la dubbia paternità di Valentine sono un’ossessione alla quale non sa porre rimedio.

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Ci prova recandosi dal dottor Enys e cercando di capire se secondo il suo parere professionale sia plausibile che Valentine sia nato prematuro oppure no. Enys, pur non avendo alcun motivo di dubitarne, non ha neppure alcuna possibilità di dare certezze se non le condizioni del bimbo alla nascita la quale è avvenuta, effettivamente, prima del tempo. Inutile dire che Geoge se ne va con gli stessi dubbi con cui è venuto.
Intanto Morwenna sopporta malamente le fatiche della gravidanza unite alle dolorose “attenzioni” del suo orrendo consorte il quale si è fatto ancora più disgustosamente esigente dall’arrivo di Rowella, che lo provoca oltre misura per lasciarlo in balìa dei suoi appetiti a sfogarsi con la moglie
Come prevedevo la ragazza è scaltra e, facendosi raccontare tutto dalla sorella, ne approfitta per stimolare al massimo le voglie malsane del reverendo con l’intento, sicuramente, di ottenere qualcosa in cambio. Cosa mai vorrà Rowella?
È certo, invece, che Morwenna abbia bisogno di essere lasciata in pace e riposare, perché le ripetute violenze subite dal marito mettono a repentaglio la salute sua e del bambino che ha in grembo.
A Nampara Demelza riceve la visita di un Armitage che, fattosi ardimentoso, non si fa abbattere da piccoli ostacoli irrilevanti tipo, che so, il fatto che la donna che corteggia sia sposata. Lui no, è coraggioso il Tenente, e va in visita portando sdolcinatezze, una pianta e una faccia tosta grande quanto il Pakistan.

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Ora, mi pare evidente che io non apprezzi il tipo e non certo perché Capitan Testadura sia meglio o meriti di più. Il punto è che Hugh Armitage è un meschino che si traveste da santarello e la cosa, ai miei occhi, non è giustificabile. Come non è giustificabile il suo rapportarsi in modo non consono alla moglie dell’uomo che gli ha salvato la vita e che dice di stimare e di considerare un amico.
Giuro, cari voi, che ogni volta che pronuncia questa frase e la parola amico, mi si accappona la pelle; non è amore ciò che fa perdere di vista se stessi al punto tale da dimenticarsi della lealtà, del rispetto e dell’onestà che si deve ad un amico. Forse desiderio, magari utopico trasporto. Ma amore proprio no. Detto questo, io e StarkMad, in debriefing per la terza stagione davanti al cappuccino post ferie del nostro bar di fiducia, abbiamo stabilito che l’origine di tutto ciò sia da imputarsi al testosterone di Winston Graham. Perché fosse stata una donna a scrivere i personaggi, avrebbe capito che certe cose sono davvero difficili da mandare giù e non passano lisce come olio caldo su una testa pelata.
Sta di fatto che lo scrittore era un uomo e che Armitage, quindi, ci prova alla grande mentre Demelza sbatte le ciglia e Ross guarda e non favella preoccupandosi, povera stella, di salvare dalla fame la Cornovaglia intera in tutti i modi possibili tranne l’unico sensato: andare in Parlamento.
Certo, non possiamo dire che al suo rientro a casa sia stato felice di trovare la moglie e il tipo a chiacchierare amabilmente davanti al fuoco, ma non esprime più di tanto il proprio malcontento e se la cosa può essere intesa come fiducia nella compagna e simili, per me è soltanto l’ennesimo errore di giudizio di Ross che avrà, ovviamente le sue conseguenze.

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Perché Demelza, in realtà, sembra quasi cercare una sua reazione, una presa di posizione forte e reale e perciò quella pacata accettazione del suo invaghirsi di un altro uomo, fa venire ancora più rabbia a lei che lo affianca, e a noi povere fan che lo guardiamo soccombere al dispiacere e giacere triste in quel lettone solitario. Ma benedette tutte le paturnie del globo Capitano! Fa qualcosa e svelto, o ti ritroverai ben presto a passare le notti con Prudie o con il cane. E non so quale scelta sia la peggiore, a dirla tutta!
Altrove, intanto, i fratelli Carne procedono con la vita piuttosto miserabile che entrambi conducono. L’uno per colpe e desideri non suoi, l’altro perché troppo imbalsamato per godersi la vita. Certo Emma Tregirl riesce a sconvolgergli ben bene sia le certezze che le ricette salva anima, tanto che è cosa usuale, ormai, vedere Sam seguirla a bocca aperta come fosse una succulenta torta di mele con le gambe. E la cosa, sappiatelo, fa molto sorridere.
George, come prevedibile, non si riprende dal suo attacco di rabbia e parte per Truro a seguire le elezioni senza portare Elizabeth ed il bambino con se. Anche gli Enys ed i Poldark aspettano ansiosamente le elezioni che, naturalmente, contro le opinioni di molti e le certezze di Ross, volgeranno a favore di George.
Il nostro Capitano Vistalunga gli ha praticamente regalato la rappresentanza della Cornovaglia mettendogli in mano ancora più potere di quanto non avesse.
George viene eletto, quindi, senza meriti né gloria e lo scontro quasi fisico che avviene tra lui e Ross subito dopo la vittoria, è l’ennesimo colpo per il damerino di Trenwith che, finito tutto, deciderà di partire per Londra lasciando moglie e figlio nella tenuta di famiglia e raccomandandosi coi suoi scagnozzi perché la donna venga seguita costantemente.
Intanto la povera Morwenna è entrata in travaglio e si teme per lei e il bambino mentre l’amorevole Ossie già si raccomanda a Dio perché gli trovi una nuova più accondiscendente ed adatta consorte; solo che sbaglia qualcosa perché Morwella ce la fa e lui viene informato della nascita dell’agognato erede.
Sam Carne, dal canto suo, decide che il proprio interesse sia gradito al suo Dio e cerca di conquistare la bella Emma proponendole di unirsi a lui in matrimonio cosicché la sua anima torni pura. Che poi, ci fa sapere un angelico Sam, pure al di lei corpo farebbe bene, se non tornare puro, almeno smettere di insozzarsi, per così dire. Viene da chiedersi come mai lei lo rifiuti visto che è proprio la quintessenza del romanticismo passionale virante, a tratti, sull’erotico. Specie la parte del ricondurre un’anima a Dio. O del preservare la purezza di spirito e corpo. O del vivere castamente nella luce divina. O di altre così allettanti amenità. Ma, dico io, perché mai l’avrà rifiutato quella benedetta ragazza?Risultati immagini per poldark 3 emma tregirls and sam carne
Per fortuna che, in questo clima quasi torrido (sì, è sarcasmo), almeno ci rinfresca il piacevole ritorno a casa di Geoffrey Charles che, in assenza di George, finalmente può ritrovare l’antica comunione con la madre. Naturalmente Geoffrey andrà a trovare la sua cara Morwenna e poi anche Drake, aiutandoli in qualche modo a ritrovare una speranza, seppur triste, ed a sostenere il loro amore anche a distanza. Il tutto mentre Rowella si impegna sempre più tenacemente a “sostenere” il Reverendo cognato. E ripetutamente.
C’è qualcosa però che è bene chiarire.
Questa ottava punta è zeppa di eventi e lascia, fin da subito, la sensazione che qualcosa sia lì lì per succedere. Forse in virtù di questo capirete che quando Ross ed Elizabeth si incontrano sulla tomba della zia non saltandosi immediatamente al collo ma, bensì, parlando; quando lui entra nella modalità pesce lesso con occhio cascante da cernia, atteggiamento che da sempre riserva alla bella mora; quando, insomma, sono di nuovo vicini e sospiranti, l’idea che un possibile, immediato, inevitabile e, a tratti, auspicabile disastro stia per succedere si fa quasi certezza. E togliamo il quasi, che è meglio.
Perché i due parlano. E va bene, ci pare corretto, in fondo Ross qualche spiegazione gliela doveva.
E poi i due si chiariscono. Ci sta; sono stati innamorati, amici, cugini, rimanere nemici non avrebbe avuto senso.
Bene. Giusto. Poi i due decidono come far tornare George sui suoi passi ed accettare di nuovo moglie e figlio. Ed è una buona scelta. Ross lo conosce e lo sfida da una vita intera, sa come prenderlo e condurlo dove desidera. E sa cosa desidera.
Tutto lecito e tutto perfetto, insomma, perché avrete ben chiaro che non c’erano preconcetti in me, né alcun desiderio che Ross ed Elizabeth rimanessero a guardarsi a distanza come due cornacchie attorno a un campo di granturco.

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Quello che non capisco e che genererà il disastro di cui sopra, ne sono certa, è perché mai Ross non possa rimanere al suo stramaledetto posto e usare la bocca solo per parlare. Perché deve sempre metterci in mezzo le mani, e le labbra e baci e baci e baci e alla fine, pure, IL bacio. L’ennesimo. E Prudie che passava ed ha visto tutto e tutto ha, ovviamente, travisato.
Perché nonostante i baci e l’occhio da cernia, quello di Ross è davvero un addio e una conferma del proprio amore per la moglie. Ma questo lo sa solo lui ed a nessuno pensa sia saggio comunicarlo, il genio. Pertanto quando gli viene chiesto cosa avesse fatto al cimitero si chiude nel solito sciocco silenzio e nelle solite sciocche risposte. E Demelza si allontana sempre più.
Intanto sull’onda dei rimescolamenti politici Lord Falmouth invita i Poldark ad un intrattenimento in casa sua, con la presenza ovviamente del nipote Armitage.

Risultati immagini per poldark 3 episodio 7 e 8Ormai il nostro tenente è bello che lanciato e si dichiara apertamente a Demelza che reagisce a tanta romantica sdolcinatezza con altrettanta romantica e canora mielosità. È un tira e molla da carie ai denti, con un Ross che ci viene mostrato volutamente cupo e serio, sullo sfondo di uno sfavillante mondo nobiliare dal quale lui si sente infastidito tanto quanto la moglie si sente attratta.
Assorbe la condotta di Demelza con malcelata dignità, il capitano Poldark, rimanendo ai bordi del salone, con il bicchiere in mano a guardarla splendere per qualcun altro,
Ed ha tutta la mia ammirazione, perché io avrei già gonfiato di botte il tenente Armitage fino a farne una mongolfiera.
A Nampara, la sera, davanti al fuoco che tante volte li ha uniti, Ross dichiara la propria titubanza, il proprio timore di vedere la moglie amare qualcun altro come un tempo amava lui. Demelza non nega ma chiede per sé la pazienza che lei, a suo tempo, è riuscita a donare. E Ross, il nostro Ross che scalpita sempre ed in ogni dove, che non ha mai un solo pensiero alla volta e mai una reazione pacata o condivisibile; lui, ora, sembra intenzionato a lasciarle scegliere il proprio destino nel silenzio più totale che la notte può offrire.
E a noi non resta che sperare che, fra tutti e due, trovino una strada che li porti insieme da qualsiasi parte financo all’inferno, piuttosto che separati e, magari, in paradiso.

La prossima settimana, cari lettori, sarà l’ultima in Cornovaglia per questa terza stagione; la tensione è alta e l’attesa non ci darà tregua ma, purtroppo, ci tocca aspettare.
Aspetteremo per sapere a cosa mira Rowella intrattenendosi carnalmente con il Reverendo cognato; e sapere se Prudie terrà per se cosa ha visto o metterà Demelza davanti a una scelta ancora più triste e difficile; sapere se alla fine sceglierà, la nostra rossa gentile, e cosa ne farà di Capitan Dolore e del suo amore sconsiderato ma al quale ormai siamo così affezionati; sapere se Ross muoverà un solo passo per una volta nella giusta direzione (giusto una volta, Capitano, per evitarmi l’ennesimo infarto, niente di personale).
Alla prossima, allora, e ricordatevi di venirci a trovare allegri, numerosi e romanticamente cornici anche su Twitter e Facebook.
Bye & #YOLO

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