Poldark – Stagione 3 – Episodio 9 (Spoiler review)

Si sa che il buon marito fa la buona moglie Capitano Poldark, perciò nel tuo caso…lasciamo perdere!

L’atteso nono episodio, canto del cigno della terza stagione, è finalmente giunto a portarci esaustive risposte alla quantità immane di interrogativi che le otto puntate precedenti ci avevano lasciato. O forse no. Cerchiamo perlomeno di sperarlo, visto che l’attesa della quarta stagione per fugare dubbi o superare incertezze, potrebbe incidere paurosamente sulle interazioni sociali. Quantomeno le mie.
È il caso allora di procedere, e gustarci questo nono ed ultimo episodio sforzandoci di far passare i titoli di testa prima di iniziare ad inveire contro il nostro Capitano Oscuro. Anche solo per una questione di stile, direi.

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Episodio 9
Rieccoci in Cornovaglia che, terra disgraziata, continua ad annaspare nella povertà e nel subbuglio sociale. E. come se non bastasse, all’orizzonte appaiono minacciosi velieri francesi,
Per dovere storico e territoriale i francesi vanno respinti e, pertanto, i possidenti si organizzano affinché chi ha esperienza militare addestri dei volontari in grado di opporsi ad eventuali attacchi. Naturalmente Ross Poldark (Aidan Turne), il Capitano per eccellenza, non può che essere in prima linea nell’addestrare, dare ordini e scrutare l’orizzonte. Demelza (Eleanor Tomlison), intanto, non ha perso il vizio di stagliarsi controvento sulle fantomatiche alte scogliere, solo che stavolta non aspetta (o piange, o odia, o ama, o desidera) Ross, ma è intenta a leggere sdolcinate (e insulse, e banali, e inutili) lettere d’amore del poetico tenente Hugh Armitage (Josh Whitehouse).
A Trenwith, una preoccupatissima Elizabeth (Heida Reed), in attesa del rientro da Londra del neo deputato George Warleggan (Jack Farthing), si impegna oltre misura ad istruire il riluttante Geoffrey Charles (Harry Marcus) sui tanti meriti del marito ma George, la nostra piccola serpe velenosa, è sordo ad ogni lusinga e neanche arriva da Westminster che già trama contro Ross e la sua famiglia.
A farne le spese è il povero Drake (Harry Richardson) la cui fucina viene immediatamente presa di mira dagli scagnozzi di George mentre Morwenna (Ellise Chappell) cerca in qualche modo di tirare avanti vinta dalla nostalgia del suo amore e dal sonnifero che il viscido Ossie (Christian Brassington) le propina per potersela spassare con la cognata Rowella Chynoweth (Esme Coy).
Ross è ormai lanciato nella sua nuova, tribolante, attività di addestratore di truppe e George, dalla personcina matura che è, naturalmente va a piangere da Sir Francis Bassett (John Hopkins) grazie al quale è diventato deputato. Ma Bassett non apprezza molto il doppio gioco portato avanti da George a Londra e rimanda ogni sua protesta al mittente. Al perfido Warleggan non resta che adottare contromisure drastiche e più che discutibili. Come sempre.
Mentre è intento a ringraziare Dio per quanto di più materiale possa esistere, il povero Ossie si trova a dover affrontare una Rowella piangente che gli confessa di aspettare un bambino.
Finalmente il piano della scaltra ragazza è chiaro: attraverso lo spettro della vergogna sociale vuole ottenere un gruzzoletto di quattrini e sposarsi con l’addetto alla biblioteca piuttosto brutto ma altrettanto furbacchione.
Demelza, convinta che la devastazione alla fucina di Drake sia opera di George cerca di parlarne con Ross il quale si erge nuovamente a paladino dell’integrità di Elizabeth (lei non lo sa…lei non permetterebbe mai…etc, etc, etc.) facendo imbestialire sua moglie ogni giorno di più.

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Non commenterò quest’altra sciocchezza, sappiatelo, ma se c’è uomo più capace di crearsi i mali da solo vi prego di farmelo conoscere.
Fatto sta che, stavolta, la sua incapacità di vedere quanto le cose siano andate oltre porta all’esacerbarsi non solo dell’astio di Demelza ma anche di quello di Tholly (Sean Gilder), il che è decisamente più pericoloso.
Bisogna dire che, nonostante sia scioccamente presuntuoso, Demelza prova a fargli caprie che gente come Tholly è agli sgoccioli della pazienza e potrebbe insorgere e creare problemi, ma come detto, Ross ascolta solo la sua voce, la sua opinione e le sue necessità e per l’ennesima volta le dice di cercarsi un altro uomo che sia come lei desidera.
E lei cercherà altrove, possiamo esserne certi, magari troverà quello che cerca proprio nelle parole melense ma consolatrici di Hugh che, dal canto suo, avendo saputo che perderà irrimediabilmente la vista, si sente sempre meno propenso alla paziente attesa.
Intanto gli uomini di Warleggan, non contenti di aver allontanato con le minacce i clienti di Drake e di aver distrutto la fucina, appiccano anche il fuoco incendiando tutto. Solo che Drake stavolta era all’interno e li vede allontanarsi nel buio.
Contando in una risoluzione pacifica che non coinvolga l’orgoglioso Ross e, soprattutto, non crei ulteriori problemi al matrimonio della sorella, Drake si reca a Trenwith chiedendo di parlare con Elizabeth. È lì che lo troverà George rientrando e andando, prevedibilmente, su tutte le furie.
L’ennesima stupida e ingiustificata ripicca di George inasprirà enormemente la moglie dando vita ad una discussione tra i due che andrà avanti per tutta la giornata e che porterà Elizabeth a decidere che non seguirà il marito a Londra né in alcun altro luogo.

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Intanto Rowella, non riuscendo con le buone e i pianti a convincere Ossie a fornirgli i soldi per sposare il bibliotecario, deciderà per il ricatto e Ossie sarà costretto a cedere non prima però di essere scoperto dalla moglie che, trovando nel disgusto la forza che nel dolore non ha trovato, lo rifiuta definitivamente minacciando di uccidere il bambino se oserà avvicinarsi.
Sappiamo (e poi ce lo dice, in verità) che Morwenna mai alzerebbe un dito su suo figlio, ma la minaccia attecchisce e lei si libera delle attenzioni del disgustoso reverendo.
L’indignazione di Elizabeth per i capricci del marito, purtroppo non giunge in tempo ad impedire che i suoi scagnozzi intercettino Drake di ritorno da Trenwith e lo picchino a sangue.
Quando Demelza e l’altro fratello Sam (Tom York) lo trovano, è in condizioni pietose e rischia la vita e questo è decisamente troppo per la gente del villaggio. Vessati e umiliati da George, costretti alla fame ed al degrado vedono nell’agguato fatto a Drake l’ennesima ingiustizia che resterà impunita e, istigati da Tholly e da Sam, decidono di passare alle maniere forti e farla pagare a Warleggan assaltando i suoi magazzini per rubargli il grano.
Uno degli uomini di George assiste all’assiepamento di minatori e contadini e, mentendo sull’identità degli assaltatori, fa chiamare i volontari incaricati di proteggere la comunità dai francesi che sono, ovviamente, capitanati da Ross.
Ma mentre i fatti si dipanano per giungere alle definitive, drammatiche, conclusioni, Demelza viene raggiunta da Prudie al capezzale del fratello: il tenente Armitage è giunto in visita.
Di fronte alla dichiarazione di Demelza di non voler tradire il marito, Prudie cede e confessa di aver visto Elizabeth e Ross al cimitero intenti a baciarsi.
E Capitan Fiery-lips stavolta se la vedrà davvero brutta, non dubitate.
Demelza ha preso la sua decisione: raggiunge Armitage e cede alle sue lusinghe allontanandosi con lui e vagando sulle benedettissime scogliere della Cornovaglia che, gli dei ci siano testimoni, certe volte vorremmo davvero radere al suolo a testate.
E si avvicina il tormentato epilogo.
Vediamo Ross e i suoi correre incontro a ciò che pensano sia un’avanzata francese, mentre Tholly a capo dei rivoltosi marcia verso i depositi di grano e Demelza abbraccia (letteralmente) il proprio infausto destino tra le onde di erba battute dal vento.

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Decisamente un crescendo drammaticamente romantico e così assurdamente evitabile che viene il prurito alle mani dalla voglia di rompere le teste dei coniugi Poldark.
E la resa dei conti giunge.
Quando Ross si accorge di essere stato chiamato a combattere la sua stessa gente in difesa dei beni di George Warleggan non indietreggia di un passo. Ha giurato di difendere la patria, dice. Ha giurato di opporsi agli atti violenti contro la comunità, dice. Non può fare in altro modo senza tradire i suoi giuramenti, dice.
Non lo manda a quel paese nessuno, ve lo assicuro. Almeno non ad alta voce.
Naturalmente neanche la folla vuole indietreggiare e così comincia il conto alla rovescia che porterà i volontari a sparare contro i propri fratelli; che porterà Ross ad avere sulle mani il sangue dei suoi amici, dei suoi familiari, degli uomini per la cui sopravvivenza ogni giorno ha lottato.
E forse un barlume di lucidità e di autocritica finalmente si affaccia.
Poldark risente le parole della moglie e quelle di coloro che, a lungo, lo hanno pregato di prendere posizione contro le ingiustizie accettando una posizione di potere senza la quale niente può essere fatto. Riflette, ricorda e si arrende, Ross Poldark. Ammette di aver sbagliato e giura di affrontare George a Westminster, sul suo terreno, dove potrà lottare per il bene di tutti. E fortunatamente Tholly e gli altri si ritirano.
A Trenwith, intanto Warleggan tenta un chiarimento con la moglie dando vita ad un confronto intenso e, francamente, bellissimo.
Il doloroso sfogo di George e la conseguente furibonda risposta di Elizabeth è stata per me, lettori cari, una tra le più belle e commoventi scene di tutta la stagione (della serie, in verità), confermandomi ancora di più, qualora ce ne fosse bisogno, che i personaggi principali certamente sono mossi da buoni sentimenti e da grandi sprazzi di altruismo, ma l’intensità emotiva, la forza, la quotidiana e dura lotta, anche sporca nella sua umanità, sono i cardini su cui poggia la vitalità dello show e stanno proprio da tutt’altra parte.
Detto ciò George, alla fine cede, teme di perdere l’amore della sua vita e giunge a più miti consigli dichiarandosi pentito d’aver pensato male di lei e chiedendo umilmente perdono. Elizabeth, regale, lo perdona. E tira un maledetto sospiro di sollievo, diciamocelo.
Il pentimento di George, estremamente coreografico e corredato da una dose di meravigliosa disperazione, fa da specchio a quello più silenzioso di Prudie che sapendo Demelza sparita da ore ed ore, quando vede Ross rientrare senza saperne nulla, forse si convince che avrebbe fatto una figura decisamente migliore a tenere la bocca chiusa.
Ed alla fine, squillino le trombe dagli spalti, è giunto l’atteso giorno in cui il fiero, ottuso, presuntuoso e traditore Capitano Poldark, non può fare altro che prendersi la randellata in faccia e abbozzare. E come abbozza bene! Tanto bene da scriverci sopra dei libri direbbe il buon Winston Graham fosse ancora tra noi.
Demelza ritorna a casa, alla fine. Ed alla fine Ross, senza nulla chiedere, l’abbraccia.
Questo perché entrambi, alla fine, forse non sono altro che due anime perse, incapaci di ritrovarsi ma che comunque non possono che stringersi e confidare l’una nell’altro per superare anche questa tempesta.

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Se ci riusciranno, se ci vorranno riuscire, lo scopriremo nella prossima stagione che sicuramente ci darà molte gatte da pelare e ci farà versare fiumi di lacrime. E nella quale Ross troverà senza dubbio qualche altra castroneria con la quale farci venire i capelli bianchi.
Ma non è per questo che amiamo tanto il Capitano Ross Poldark? Perché in fondo rimane sempre fedele a se stesso come il più seducente e deleterio dei vizi: bellissimo e mortale.

E questo è tutto lettori cari. A seguito potete trovare il trailer della quarta stagione di Poldark e, nell’attesa di commentarla insieme, vi lasciamo con la raccomandazione di fare una sessione di ripasso qui dove troverete il nostro punto di vista sulle prime tre stagioni.
Siamo, come sempre, anche su Twitter e Facebook dove vi aspettiamo sempre più numerosi, allegri e intrepidamente cornici.
Bye & #YOLO

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