Oscar 2019: A Star is Born di Bradley Cooper riuscirà a guadagnare la famosa statuetta come “Miglior film”? Ecco la nostra recensione!

ATTENZIONE!!! POST CARICO DI SPOILERS!!!!

Tra le pellicole che hanno ricevuto quest’anno la nomination come Miglior film del 2018, brilla (perdonate l’imbarazzante gioco di parole) “A Star is Born”, interpretato e diretto da Bradley Cooper e con co-protagonista niente di meno che Lady Gaga.
Il film, che ha ricevuto una valanga di nomination tra Emmy, Grammy e Golden Globes è riuscito (almeno fino ad ora) a prevalere solo in poche categorie (per la colonna sonora principalmente e, meno spesso, con i premi alla miglior attrice protagonista) e si appresta ad affrontare l’ormai impietosa e purtroppo politicamente corretta sfida agli Academy Awards, con poche aspettative di vittoria.

La (tragica) storia è quella di Ally e Jackson. Lui è un cantante country di grande successo, la cui vita ha ormai intrapreso una strada dissoluta fatta di alcool e autolesionismo. Lei è un’autrice di canzoni che non riesce a sfondare a causa del suo aspetto poco attraente. Una sera, durante una “fermata d’emergenza” per rifornirsi di alcolici, Jackson vede per caso Ally esibirsi in uno spettacolo di Drag Queen e ne rimane immediatamente folgorato. Ai suoi occhi il talento di Ally la rende affascinante e intrigante, poco importa l’aspetto fisico che la caratterizza e ispirato come ormai non capitava da tempo, decide di conoscere meglio l’artista. I due trascorrono insieme l’intera notte, raccontandosi a vicenda le proprie esperienze di vita e facendo nascere un’innegabile intesa. È Jackson, in cerca di un modo per ritrovare l’ispirazione perduta, che propone ad Ally una collaborazione. La donna dapprima resiste, ma la voglia di cantare la farà da padrone e spingerà i due prima a un duetto sul palco e poi a intraprendere una relazione lavorativa e sentimentale. Il rapporto tra Jackson e Ally non sarà semplice. I due dovranno affrontare diversi problemi, prima tra tutti l’alcolismo dell’uomo. Jackson è, infatti, vittima della bottiglia a causa di una condizione medica che lo porterà lentamente a perdere l’udito. La disperazione all’idea di dover abbandonare la musica si rivelerà quasi impossibile da superare nonostante l’aiuto di Ally. Mentre la sua stella, infatti, inizia a brillare sempre di più, quella di Jackson va affievolendosi trascinandolo in una tragica spirale che lo porterà a prendere una terribile decisione.

In mezzo c’è amore, riscatto, disperazione e tutto l’ampio spettro delle emozioni umane, accompagnate da una colonna sonora che sta imperversando su qualunque canale mediatico neanche fossimo negli anni ’90 e fosse appena uscito al cinema il Titanic. Eppure, bizzarramente, (o forse no), non è la colonna sonora la parte migliore di questo film.
A Star is Bornsoffre di un terribile caso di mal indirizzato apprezzamento. Il parallelismo tra la storia di Ally e quella dell’artista che la interpreta, il seguito di irriducibili fans che si porta dietro, il fatto che questa sia la prima vera prova di Gaga come attrice protagonista, hanno creato un polverone mediatico attraverso il quale è impossibile discernere qualunque altra cosa.
Sì, l’interpretazione di Lady Gaga è apprezzabile, e sì, la canzone scritta è così melodica che è praticamente impossibile cantare altro per una settimana dopo averla ascoltata, ma no, non è assolutamente un’interpretazione così incredibile da meritare tutto questo chiasso, e assolutamente no, non è la parte migliore del film.

La scelta di ingaggiare Lady Gaga come protagonista, infatti, ha deviato completamente l’attenzione da quella che è la parte migliore del film, vale a dire il contributo portato all’opera da Bradley Cooper. Perché se da una parte ci sono i vocalizzi di Lady Gaga, (è una cantante voglio ricordarvi e quello deve saperlo far bene per forza), che non riesce ad essere dimessa e sottotono neanche provandoci, dall’altra c’è l’interpretazione intima e dolorosamente realistica di Bradley Cooper. Il suo Jackson Maine è un uomo evidentemente alla fine della propria storia, tormentato dal passato, tanto quanto dal futuro, che trova in Ally l’ispirazione per continuare a combattere e riesce a non portarle rancore neanche quando è chiaro che le loro strade sono destinate a dividersi.
Bradley lavora con la voce tanto quanto lavora con gli occhi. La sua trasformazione nel personaggio che interpreta, è evidente e toccante, ma meno glamour di una Lady Gaga senza trucco e tanto basta per fare passare un’interpretazione meravigliosamente struggente in secondo piano.


È questo probabilmente il motivo che mi ha spinta a rimandare questo pezzo per mesi dopo aver visto il film; l’assoluta consapevolezza che si stesse per perpetrare un’incredibile ingiustizia, non solo a livello pubblicitario ma anche professionale. Perché se la sua interpretazione come attore è stata completamente oscurata da quel rullo compressore che è il personaggio pubblico di Lady Gaga, ancora peggio è stato fatto nel settore direttoriale da parte di coloro che dovrebbero riconoscere la vera qualità.
A Star is Born è un film elegante, caldo, dalle inquadrature eccezionali. Il modo in cui i live sono girati, come se ci si stesse davvero immergendo nella vita di Jackson e Ally, quasi ad essere resi parte di ciò che c’è dall’altra parte del palco, là dove i fan difficilmente possono guardare. Il modo in cui le emozioni sono espresse attraverso le inquadrature ai suoi protagonisti, dalle paure di Ally alla tragica resa di Jackson poco prima che abbassi la saracinesca del suo garage. Il suo addio a Ally e al mondo che lo ha reso vittima prima degli eventi e poi di sé stesso. Se non fosse stato per la sensibilità artistica di Bradley Cooper e per la sua capacità di pensare oltre il proprio interesse personale, questo film data la trama trita e ritrita sarebbe stato semplicemente un’altra dimenticabile e tragica storia d’amore.
Rimane la questione della colonna sonora su cui è stato fatto effettivamente un gran lavoro. Lady Gaga e Mark Ronson stanno portando a casa premio dopo premio per “Shallow” e non è difficile immaginarne il motivo. La canzone è costruita ad hoc per dare al film nuova linfa vitale una volta terminata la corsa al cinema.
Ma comunque nonostante sia parte della mia playlist… alla vocale, solfeggiante e pop-osa Shallow, io preferisco l’intima e struggente Maybe it’s time, il che, data la mia rinomata e alquanto incallita anima pop, è tutto dire.

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