The Great Wall approda su Netflix con un Matt Damon dal codino ribelle e una serie di mostri terrificanti (ma anche no!)

Ricordate i bei tempi andati in cui il nome Matt Damon significava Will Hunting: genio ribelle, o The Martian, o The Bourne Identity? Quando pensando all’attore veniva in mente Il talento di Mr. Ripley o (per la mia infinita gioia) La mia vita è uno zoo? Erano bei tempi quelli. Tempi fatti di film d’azione decenti, di thriller interessanti seppur inquietanti, di avventure fantascientifiche meravigliose. Poi, come se all’improvviso qualcuno avesse chiuso i rubinetti al buon senso del caro Matt, è giunto il tempo di Downsizing (di cui potete leggere qui) e Suburbicon e… (lo scrivo con qual certo brivido) The Great Wall.

Il film, caricato recentemente su Netflix, era precedentemente passato inosservato sia dalla sottoscritta (fan del Matt Damon d’annata) che dalla decisamente meno appassionata e certamente più scettica MadExcella. E vuoi mettere che un bel venerdì sera, dopo che tutti i film in lista da vedere erano stati scartati per motivi tecnici ed esistenziali e dopo che avevamo accertato che null’altro c’era da guardare, che The Great Wall non diventasse la nostra ovvia scelta? Lo è diventato. Lo abbiamo guardato. Il risultato è stato così sorprendente da lasciarci inebetite e in un perenne stato di stordimento che non credo ci lascerà mai più.

Questi i fatti.

Siamo in Cina. O lì vicino. O forse in Arizona. Non ci è dato saperlo e noi da brave spettatrici quali siamo, non lo chiediamo. Un gruppo di uomini a cavallo, dall’accento variegato in tipologia ma parimenti orrendo, si sta dirigendo in Cina alla ricerca della polvere da sparo nella convinzione di poterne fare un profitto portandola nel proprio continente. Uno di loro è ferito e (è chiaro) non sopravvivrà al viaggio. Mentre lui perisce lentamente, gli altri litigano sul portarsi dietro o no un grosso magnete. Ha senso lasciarlo indietro, dato il suo peso, ma William (Matt Damon) è convinto di poterci fare qualcosa di utile, come una bussola (in che modo ci riuscirà lo sa solo lui, ma noi ci fidiamo). Ora, questa discussione badate bene, non ha nessun senso, ma serve chiaramente allo scopo di indicarci con il lanternino che il magnete è importante. Il magnete è la chiave della storia. Di cosa? Lo scopriamo pochi secondi dopo, quando un essere alieno, mezzo drago, mezzo dinosauro, attacca la comitiva uccidendo tutti tranne William e Tovar, suo compagno d’avventura. I due, riescono ad uccidere la creatura (che è stata indebolita dal magnete) staccandogli una zampa. Zampa che porteranno con sé, per qualche arcano motivo, che ci verrà svelato anche in questo caso poco dopo.

William e Tovar giungono finalmente alla muraglia cinese, ed ecco che vengono accolti da un intero esercito, coperto da armature dei colori dell’arcobaleno, perfette per farsi notare durante un attacco segreto o per sfilare durante una parata LGBTQ. Impressionati, si arrendono. Non sanno però che qualcosa di terribile sta per accadere. Incredibilmente i due sono arrivati in Cina proprio quando sta per essere attaccata da un branco di mostri parenti della creatura di cui sopra, i così detti ToiTei. Questi lucertoloni alieni creati quasi certamente da una squadra di animatori degli anni ’90, attaccano una volta ogni 60 anni (il perché di tale tempismo non ci è dato saperlo) tentando di invadere la Cina per cibarsi dei suoi abitanti. All’attacco assistono anche William e Tovar, che si ritrovano sulla muraglia poiché è andata smarrita la chiave della cella in cui avrebbero dovuto essere rinchiusi. E fortuna per noi! Perché i due compari passano il tempo facendosi domande a vicenda e imbeccandoci di risposte su quanto stia accadendo sullo schermo, come ad esempio il fatto che gli arcieri siano tutti vestiti di blu (Poco importa che avremmo potuto capirlo da soli grazie agli archi nelle loro mani). Va da sé che i due, dopo essersi liberati, dimostreranno il loro valore in battaglia, diventando assetti importanti per l’esercito che protegge il muro. Laddove, però,Tovar mira comunque a prendere la polvere da sparo e diventare ricco, William sente dentro di sé muoversi l’onda potente e incredibile dell’eroismo. Dimentichiamoci audaci soldatesse assassine, un esercito super addestrato e tecnologie avanguardistiche. Sarà necessario un mercenario dall’accento terrificante per vincere la battaglia.

Il resto del film si conclude in un nulla di fatto; non accade niente che valga la pena di raccontare, quindi mi fermo qui, onde evitare una crisi isterica.

Ci sono volute quasi due ore per giungere alla fine di questo film; due lunghe ore di stenti, sopportazione ed isterismo a più livelli. Le problematiche della pellicola non sono poche, ma possono essere suddivise in tre grandi categorie.

1 CGI (ma dove stiamo finendo?)

Quando una pellicola “fantasy” inizia con una lunga inquadratura della Muraglia Cinese creata completamente al computer, c’è da farsi venire i sudori freddi sin da subito. Il film è stato girato parzialmente in Cina, seppure per il 90% davanti a un green screen, ma davvero non si poteva trovare nel budget una piccola somma per sorvolare il muro più famoso del mondo e fare un paio di riprese aeree? O magari usare materiale di repertorio. Lo fanno tutti, ed è sicuramente meglio che un’immagine completamente computerizzata.

Molto più importante e assolutamente inguardabile, è il lavoro fatto sui Tao Tei, creature con gli occhi posizionati inspiegabilmente sulle spalle, l’aspetto di un dinosauro misto a un drago misto a una lucertola e le disgustose abitudini alimentari degli uccelli. Strani, insomma, già di suo, ma anche poco credibili e palesemente finti.

Per non parlare del modo in cui il green screen è stato usato all’interno del film. Vi sfido a guardare Matt Damon che si lancia a testa in giù dal muro, scivolando su una catena arpionata a un Tao Tei e non chiedervi cosa stia succedendo al cinema.

2 CAST (ma cosa stiamo guardando?)

Sbagliato, mal utilizzato e mal assortito.

Matt Damon sta a questo film esattamente come The Rock starebbe a un balletto di danza classica. È doloroso da guardare e fastidioso da ascoltare. Per non parlare del fatto che il suo accento europeo per la prima volta in vita mia, mi spinge a considerare di consigliare la visione del film in italiano e non in lingua originale. Il resto del cast è un vero mistero. William Dafoesembra capitato sul set per sbaglio, mentre TianJing nei panni del comandante LinMae sembra più una ragazzina infastidita che un vero soldato. Si salva, in maniera appena sufficiente Pedro Pascal nei panni di Tovar. Ma non è ovviamente abbastanza. Questo cast sembra una maionese impazzita. Stridente e per niente omogeneo.

3 SCENEGGIATURA (ma di cosa stiamo parlando?)

The Great Wall parte da un’idea di base che già di per sé non regge ed è sviluppata in maniera tale che le domande a cui (fastidiosamente) non si può dare risposta siano più di quante non vorremmo chiedercene in tutta la nostra vita. Perché questa storia dei Tao Tei che attaccano ogni 60 anni è inspiegabile e inspiegata? Cosa fanno i Tao Tei nei 60 anni tra un attacco e un altro? Come si evolvono? Perché i magneti sono la loro kriptonite? Perché la Regina mangia e contestualmente partorisce nuovi sudditi? Perché le armature dell’esercito sono così colorate quando la prima regola della battaglia (specialmente contro dei predatori) è quella di non dare all’occhio? Perché William e Tovar passano il tempo a raccontarci passo dopo passo ogni piccola minuzia del film come se fossimo idioti incapaci di seguire la storia per conto nostro? Perché il muro non è circondato da un fossato? Perché i cinesi non hanno avvertito il resto del mondo del pericolo imminente? Perché Matt Damon non parla col suo accento naturale? Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perché abbiamo guardato questo film?

Ma tiriamo le fila del discorso, perché sento di aver perso già troppo tempo su questa recensione e ho film decenti e attori sensati che mi aspettano. Vorrei potervi dire, in nome della mia stima per Matt Damon, di dare una possibilità a The Great Wall, ma se proprio volete guardare un film con un occidentale mercenario che si trasferisce in medio oriente e viene catturato per poi diventare parte della comunità e trasformarsi in un eroe, allora guardate meglio L’ultimo Samurai. Godrete di un film girato senza neanche un accenno di CGI, un popolo rappresentato in tutta la sua bellezza, una colonna sonora all’altezza delle migliori in circolazione e un attore che ha pensato bene di mantenere il suo accento originale (oltre che essere un gran figo).

E con questo è tutto. E non dimenticate di portarvi dietro un enorme magnete senza un vero motivo. Non si sa mai da quale angolo buio potrebbe giungere il prossimo Tao Tei, o il prossimo Matt Damon.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *