Captain Marvel (Spoilers)

Non so più, lettori cari, se di quest’ultima esperienza Marvel mi rattrista di più il fatto di aver visto un film meno che mediocre o l’aver avuto l’ormai conferma assoluta che la qualità non conta nulla tanto i voti, il gradimento e qualsiasi altra cosa serva ad andare avanti si può comprare a suon di dollaroni. Quelli di Zio paperone & Co., nel nostro caso.
Dieci anni a seguire un percorso senza perderne un colpo per ritrovarsi davanti a qualcosa di fastidiosamente banale e che inizia, per giunta, con un errore di grammatica.
Proveremo ad infiltrarci senza che nessuno se ne ACCORGERÁ! – questa la battuta di uno dei personaggi a pochi minuti dai titoli di testa. Ovviamente questo è un errore tutto italiano (e ce ne sono anche altri benché solo di traduzione  come sempre) che dovrebbe far cadere qualche testa e far riflettere ancor di più sull’inutilità di tutti questi doppiaggi, ma escluso ciò il restante scempio è farina del sacco Marvel.
Probabilmente vi sommergerò con una quantità piuttosto elevata di parole ma, vi prego, consentitemi di esprimere appieno tutto il mio malcontento. Potendo, farei un giretto a Los Angeles a crepare qualche cranio ma, visto che non mi è possibile, sto qui e crepo altro.

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Captain Marvel, quindi.
Il film è un cinque di suo, lo ammetto, ma Brie Larson è la pietra decisiva che fa affondare la baracca: è assolutamente terribile, il peggio che si sarebbe potuto trovare per interpretare questo supereroe che non è nemmeno tanto eroe e molto poco super.
Si, per carità, ci fanno intendere che la tizia sia fortissima e, del resto, basta che si agiti un attimo e nel cosmo infuriano tempeste di lampi e sbrilluccichi di potere, è vero. Ma a che serve tutto quel potere se il personaggio è più che scontato e non innamora manco nel pieno del suo fulgore?
In Captain Marvel viene meno proprio ciò che ci ha incantati fino ad ora nel MCU, ossia la capacità di attori e registi di raccontare ed interpretare storie, a volte anche ovvie, in modo accattivante e innovativo. Quello che qui abbiamo visto è invece, purtroppo, un’opera mediocre della quale avremmo assolutamente fatto a meno.
Ma torniamo alla super pantofola ed al suo super potere ottenuto, a quanto sembra, grazie ad un potente nucleo di energia in grado di alimentare un motore capace di viaggiare alla velocità della luce. Siffatto nucleo è talmente potente da distruggere ogni cosa che colpisce ma, non si sa per quale arcano motivo, quando investe lei, piuttosto che annientarla le si insinua nel corpo rendendola invincibile. A quanto ci dicono.
Tutto ciò, però, noi lo sapremo dopo…alla fine della fiera, come si suol dire.
Perché la moda di raccontare le cose al contrario e di andare avanti e indietro neanche si fosse al Luna Park ha investito in pieno questo abbozzo di film rendendolo ancora più confusionario.
Si parte dalla fine, quindi, incontrando una tizia impacciata, con un modo di correre più che ridicolo e antipatica come un mal di denti a Natale che ci viene presentata come  Vers soldato d’élite della famosa (chi l’aveva mai sentita prima urli forte) Starforce dell’impero Kree con sede ad Hala, la  capitale imperiale.
Vers ha per mentore e quasi rivale tale Yon-Rogg, stancamente portato ai nostri occhi da un evidentemente invecchiato Jude Law. Mi permetto sottolineare l’evidenza del fatto che il bell’inglese  abbia probabilmente passato tutto il tempo delle riprese a chiedersi perché mai gli diano dei ruoli del piffero essendo lui bravo, simpatico e piacente e non certo adatto a recitare accanto ad una crocchetta di tofu coi capelli e per giunta interpretando qualcuno con un nome più adatto ad un involtino thailandese che ad un guerriero. Ma comunque il suo, povera stella, in qualche misura l’ha fatto.

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La tizia quindi dovrebbe essere Vers ma Vers non è; e Yong-Rogg, pare chiaro,  non è amico suo manco per niente. Ricapitoliamo di nuovo, allora.
Lei è Carol Denvers umana e pilota ostracizzata dalla nascita da chiunque potesse ostracizzarla, padre compreso. Per quale motivo, dite? Perché è “donna”, da quanto ci fanno intendere i finti flashback propinati a iosa. Ma lei è tenace perché è “donna”, cribbio, e quindi si fortifica e si schianta con il go-cart e va al mare pure se è grigio e beve birra ridendo di nulla e fa l’aeronautica ma prima cade dalla fune e poi diventa pilota (non chiedete a me il senso di tutto ciò, ma l’ho visto e rivisto per due ore e quindi ora ve lo beccate pure voi). Una volta che diventa pilota la “donna” è forte e determinata e indipendente e degna di merito e fiducia; perché se una donna fa un corso da estetista o diventa imprenditrice del latte mica la esprime la propria potenza, siamo matti? Non basta lavorare alla posta per essere “donna”!
Comunque lei, che è “donna”, diventa pilota e (ignara) incontra l’aliena Mar-Vell sotto le mentite e insulse spoglie della Dottoressa Wendy Lawson (Annette Bening) scienziata sopraffina e suo mentore (perché la tizia non sa fare altro che trovarsi mentori che le mentono) ed è proprio seguendo cotanta dottoressa  nel pieno di una missione tanto concitata quanto incomprensibile, che si vede costretta ad asciugarne il sangue verdastro scoprendo, nell’ordine:

  • Che trattasi di aliena;
  • Che gli alieni a nomi stanno messi maluccio;
  • Che l’aliena di cui sopra sta proteggendo un fantomatico motore iper veloce che mai deve cadere nelle “loro” mani;
  • Che non ha idea di chi siano “loro”, ma si fida a prescindere perché le “donne” fanno così.

Ovviamente la dottoressa perisce cosicché Carol futura Vers si trova a decidere se sopravvivere o salvare il super motore da “loro”. Ovviamente si sacrifica e spara al motore che, essendo un meccanismo impertinente, non investe in maniera equa chiunque si trovi alla medesima distanza, ma si concentra su di lei investendola in pieno e risparmiando chiunque altro nel giro di 1750 km.
Ed ecco che muore, spererete voi. No cari, non muore, anzi! Il super potere iridescente si insinua in lei quatto quatto e cheto cheto illuminandola come un centro commerciale la domenica sera tanto che il caro Yong-Roll, con l’intento furbacchione di salvare capra e cavoli, pensa bene di cancellarle la memoria e spacciarla per una Kree con tanto di trasfusione del proprio verdognolo sangue e amicale pacca sulla spalla.

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Non strano allora che, nel momento in cui per nostra sventura la incontriamo, la “donna per eccellenza tutina compresa ” da ormai sei anni si creda una Kree e che continui a crederlo fino a quando, nel corso dell’ennesima battaglia dell’eterna guerra che il suo popolo ha in corso con gli Skrull, viene da questi catturata ed il suo cervello analizzato approfonditamente con notevole emersione di ricordi (ma nessun miglioramento del senso dell’umorismo e del modo di correre purtroppo). Riesce, comunque, a scappare dagli Skrull e finisce sulla Terra pronta a distruggere definitivamente la mia fiducia nel futuro.
È sul nostro pianeta infatti che la storia raggiunge il suo abisso di depravazione ed io il mio di sconforto e patimento. Succede che:

  • Carol ancora Vers cercando un gruppo di mutaforma Skrull infiltrati sulla Terra, si imbatterà in un Nick Fury (Samuel L. Jackson) munito di occhi e capelli ed in un (adorabile) Phil Coulson (Clark Gregg) con insolito ciuffetto bombato. Niente di male ancora, ma già dai primi secondi Fury appare anomalo e Coulson imbambolato;
  • L’apparire e scomparire degli Skrull comporterà molti muri distrutti da “raggi fotonici” e centinaia di inutili e imbarazzanti mezzi sorrisi di autocompiacimento;
  • Verremo sommersi e ammorbati da una quantità sconsiderata di pessime battute e banalità pseudo femministe (che faranno venire voglia di strapparsi le ovaie e offrirle in pasto a Cerbero prima di intrufolarsi all’inferno e non uscirne più);
  • Lo stramaledetto Tesseract sarà nuovamente e misteriosamente in mezzo a noi ed in mano a Fury molto prima di quanto il quadro temporale fin qui tracciato lo renda possibile, lasciandoci confusi, preoccupati e incazzati come ricci;
  • Sempre il Tesseract, dannazione a lui, viene infine ingurgitato da Goose una femmina di gatto appartenuta a Mar-Vell che, guarda caso, gatta non è ma pare essere un alieno di razza Flerken che tira fuori degli enormi tentacoli dalla bocca e manda giù il Cubo blu in un nanosecondo.
  • Carol/Vers combatte da sola contro un’armata Kree, diventa Super Sayan di terzo livello e riduce il perfido Ronan l’Accusatore (Lee Pace) (conosciuto nel meraviglioso Guardians of the Galaxy e mio amato cattivo) ad un idiota ammirato e sghignazzante;https://i1.wp.com/www.i400calci.com/wp-content/uploads/2019/03/captain-maervel_rece.png?w=800
  • Fury perde l’occhio perché Goose non gradisce le sue ridicole moine e lo graffia;
  • Carol/Vers andandosene nuovamente verso l’infinito lascia al peggior Fury mai visto il famoso cercapersone visto in Infinity War in grado di richiamarla dalle profondità dell’Universo.
  • Questo è quanto.

Dire se questo film mi sia piaciuto o meno, è piuttosto inutile. Chi, come me, ha apprezzato e amato il lavoro fatto dagli Studios negli ultimi 11 anni oggi può solo scuotere tristemente il capo e, per non farsi mancare nulla, sputare pure qualche imprecazione.
Perché se è vero che abbiamo perdonato Black Panther che è stato un film appena sufficiente sollevato per chissà quale anomalo motivo a leggenda ma comunque ancora annoverabile tra i film fatti secondo un criterio ed una certa qualità; se è vero che abbiamo tollerato Avengers: Infinity War che ha lasciato un sacco di domande e ha deluso molte aspettative (e soprattutto ci ha tagliato via molti pezzi di cuore); se è vero che attendiamo ansiosi End Game che si prospetta o foriero di novità e chiarificatore di ogni dubbio oppure mera pietra tombale di un modo di fare cinema definitivamente defunto. Se è vero tutto ciò, è anche vero e comprensibile che non possiamo avere pietà per questa tragedia fatta film che nasce solo per assecondare le manie da “donna è meglio” che il tempo odierno ci impone oltre che la vena buonista (e pesante e bigotta e rompiscatole) della Disney dalla borsa ben fornita.
E come se non bastasse l’intenzione, già nefasta, per raggiungere l’obiettivo hanno preso alla regia ed alla sceneggiatura una premiata coppia che finora ha prodotto pressoché il nulla e un’attrice protagonista che è riuscita ad essere anonima anche in Kong – Skull Island film talmente inutile da far risaltare la bravura pure delle jeep di scena. Ma non la sua, la sua no. Sarà che non ne ha? Mi si dice che è stata insignita di un premio Oscar per la sua interpretazione in Room. Sicuramente come Captain Marvel le si potrebbe dare un premio al contrario, una sorta di non premio alla non interpretazione di un non eroe e pertanto spero ardentemente nei Razzie Awards 2019. Se la Disney non si compra pure quella fondazione, ovviamente.
Ma non è solo la pessima Brie a fare cilecca in questo film, dobbiamo dirlo.
Fury è stata la seconda amara delusione.
Io posso capire che il giovane agente dello SHIELD che qui ci fanno conoscere non sia ancora il pirata misterioso che siamo abituati ad incontrare dal 2008, ma una sciocchezza simile? Un insieme di inutili battutine e una sintonia fasulla e mal gestita con questa strana donna dalla tutina cangiante perché? Su quali basi? Non è il Fury che conosciamo, va bene, ma che Fury è, allora?
Le spiegazioni in questa pellicola non vengono in alcuno modo prese in considerazione ed il film sembra dire a tutti noi: così è, punto e basta, tanto il vostro ruolo è solo quello di andare al cinema e pagare il biglietto che ci consentirà di girare un numero due di questa bruttura.
E tornando indietro mi mangerei soldi e biglietto, piuttosto.
Comunque Fury è assolutamente out of character  e il suo perdere l’occhio (e il cuore a quanto pare) per il gatto alieno mangia Tesseract è proprio l’apostrofo marrone tra le parole “ma” e “checazzo!”

captain marvel, samuel l jackson, goose
Il Tesseract poi, ulteriore garbuglio per il quale io ancora confido in End Game (contro una StarkMad per una volta decisamente meno positiva).
Non era in mano all’Hydra durante la seconda guerra Mondiale? Non è finito congelato col nostro UNICO e SOLO Captain? Non è stato poi ripescato da Howard Stark ed infine dato in custodia allo SHIELD? Non è stato rubato e coccolato dal mio adorato Loki e poi riportato ad Asgard e poi rubato di nuovo e poi finito nel guanto maledetto del Titano violaceo?
Quindi cosa ci faceva in mano alla Kree Mar-Vell che ne ha fatto un largo uso fino a mandarlo in orbita nello spazio almeno fino al 1995?
Ripeto, Marvel cervelloni, vi resta solo End Game per dare una spiegazione e badate che sia molto, ma molto, interessante.  E non dico altro!
Non parliamo poi dei vari nomi e pseudonimi. Carol Danvers che diventa Vers per i Kree da un’idea balzana di Yog-Roll che ha recuperato un pezzo della sua piastrina militare con le lettere finali del cognome. L’aliena Mar-Vell, con l’accento sulla e, che però Fury (mentre asciuga i piatti, Dio del cielo) pronuncia Marvel con l’accento sulla a e così nasce Captain Marvel. Carol Danvers, sempre lei, ed il suo soprannome da pilota che darà il nome al progetto Avengers e, di fatto, alla nostra squadra di supereroi preferita.
Insomma una catastrofe fatta film.
Undici anni, non uno, di alti e bassi di film bellissimi ma anche di film riempitivi e interazioni e tifo e pianti pure (perché Tony Stark, accidenti a lui, spesso ti tira fuori tutte le interiora). Per non parlare delle risate e della capacità di cambiare se stessi ed il senso di rivalsa e lo spirito di sacrificio e l’umanità e un sacco di bellezza, che non guasta mai. Tanta e tanta roba tutta distrutta in due ore di inutili tentativi di dare un senso a ciò che senso non ha; perché se è questo l’esempio che questi nuovi Marvel Studios targati Disney vogliono dare di come sia una donna vera e una donna forte allora, perdonatemi, ma scappo a rispolverare Wonder Woman che almeno se non altro era bella da guardare combattere.
Una donna non può essere ancora considerata forte solo in base a quanto sia in grado o meno di sopraffare un uomo e non è comunque un uomo o 100 uomini a poterla definire nella propria grandezza o mediocrità; una donna non è tale, non è esempio da seguire se abbandona la propria figlioletta di sei o sette anni per una missione quasi suicida perché “è ciò che il suo cuore avventuriero brama” . I figli non sono barbie a cui colorare i capelli e mettere i vestitini uguali ai propri per poi scappare a rincorrere i propri sogni. Davvero si vuole far passare questo messaggio di egoismo e banalità spacciandolo per autodeterminazione femminile? È vergognoso. È offensivo. È orribile.  Non appoggerò mai l’idea balzana che le donne, per essere donne, debbano sembrare uomini. Ci sono già loro e, personalmente, mi bastano.
Non credo di avere altro da aggiungere su Captain Marvel. L’ho dimenticato, fatelo anche voi.

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One Reply to “Captain Marvel (Spoilers)”

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