Instant Family. La recensione del commovente, divertente e sorprendente film con Marc Wahlberg.

Nascosto tra i film di supereroi Marvel e quelli DC, tra tragedie profondamente personali, vicende storiche incredibili e cartoni animati al limite del passabile, è possibile trovare, a volte, un film che fa meno rumore dei suoi fratelli maggiori ma che è capace di rivelarsi come uno strano spiraglio di sole in mezzo a un generale grigiore cinematografico.

Instant family è la storia di due coniugi, Pete e Ellie Wagner, che hanno rimandato per la maggior parte della loro vita matrimoniale l’idea di avere figli. Si ritrovano così, alla soglia dei 40 pronti ad avere una famiglia, ma indecisi sul fatto che sia per loro tempo di mettersi in gioco in maniera così assoluta con un neonato. La soluzione arriva, sotto forma di battuta, dal flemmatico Pete. “Adottare un bambino di 5 anni in modo che sembri di aver iniziato il progetto familiare già anni prima”. Per Pete la battuta è presto dimenticata ma l’idea di un’adozione si è ormai insinuata nella mente di Ellie che convincerà con (poche in realtà) semplici mosse anche il marito.
I due iniziano il lungo processo di certificazione come genitori adottivi incontrando sul loro cammino un’infinita varietà di coppie; da una coppia di super cattolici a una dello stesso sesso, da una donna single in cerca di un ragazzino su cui puntare le proprie ambizioni a un’altra che ha passato la maggior parte della propria vita sperando in un miracolo.

La strada sembra ormai asfaltata e Pete e Ellie partecipano ad una fiera nata proprio per permettere ai futuri genitori adottivi di conoscere i piccoli orfani della struttura che ha organizzato il corso. Laddove Ellie però, così come la maggior parte dei partecipanti concentra la sua attenzione sui bambini più piccoli, è ancora Pete a cambiare le carte in tavola, interessandosi a una ragazzina tra gli adolescenti del gruppo. Lizzie ha 15 anni e fa parte ormai di quella categoria di ragazzi considerati troppo grandi per essere adottati. Nonostante questo Pete e Ellie decidono di conoscerla venendo a sapere però che la giovane ha un fratello e una sorella più piccoli Juan e Lita. I Wagner, in un gesto impulsivo, decidono di prendere con loro tutti e tre i fratelli, ma quello che sembra all’inizio un incontro idilliaco si trasforma in una continua lotta tra gli adulti, presi alla sprovvista dalle difficoltà incontrate, e dei ragazzi che, abbandonati sin da piccoli dalla loro madre, fanno fatica a riporre la loro fiducia nel prossimo.

Ciò che Instant Family racconta è, appunto, la nascita istantanea di un nuovo nucleo famigliare e le difficoltà che queste famiglie incontrano nel dover vivere a stretto contatto con persone che sono, a conti fatti, degli estranei. Racconta quello che accade dopo il lieto fine. Quando i bambini escono dal sistema statale e si ritrovano di punto in bianco in un ambiente estraneo, in una nuova casa, con nuove persone attorno, e le difficoltà ad ambientarsi che affrontano nonostante l’amore dei genitori adottivi e tutte le cure e le attenzioni del caso. Racconta in maniera splendida, come le famiglie (nonostante abbiano le forme più svariate) rimangano fondamentalmente un’istituzione basata sull’amore. Come la voglia di paternità e di maternità sia esattamente la stessa, indipendentemente dal background di ogni singolo individuo.

È un film, questo, in cui si ride tanto quanto si piange. In cui Pete e Nellie nei momenti di più assoluto sconforto si concedono alla malsana fantasia di tornare indietro e lasciar perdere tutto, immaginando con il più dark humor di riuscire a trovare il modo di sganciare il pacco costituito da questi tre ragazzini problematici senza perdere il loro status di brave persone. È una rappresentazione leggera ma assolutamente veritiera di quelli che sono i pensieri nascosti di cui ci vergogniamo ma che ci rendono umani e di come la famiglia nasca prima formalmente e poi per affetto.

È, quasi sempre, una pellicola divertente che trascina le sue gag al punto di rottura, tanto da mettere lo spettatore quasi a disagio. Ma anche questo fa parte del motivo per cui questo film sembra una rappresentazione così veritiera della realtà. Perché spesso la vita è fatta di prime e seconde e terze opportunità e, spesso e volentieri, guardando il cammino che ci ha portato al goal finale, viene da rabbrividire per alcuni degli errori commessi.

Gli attori, poi, sono tutti fantastici.
Iniziando con Mark Wahlberg, che lontano dall’essere il ragazzo appena uscito dal carcere dal futuro incerto di un tempo, si è trasformato in un padre di famiglia nella vita reale così come in questo film. Mark ha sbagliato progetti cinematografici nella sua carriera tanti quanti ne ha indovinati, ma sembra aver trovato la sua comfort-zone in questi ruoli di persone comuni, eroi più per caso che per vocazione. La sua interpretazione vacilla fluidamente dal far divertire al commuoverci fino alle lacrime, prendendoci alla sprovvista. L’ho amato profondamente in questo film e di questo sono incredibilmente felice.
Isabela Moner, Gustavo Quiroz jr, Julianna Gamiz (Lizzie, Juan e Lita). I tre fratellini hanno reso questo film una piccola gemma. Tra tutti, la star però, è senza ombra di dubbio Isabela Moner. Questa ragazzina neanche diciottenne è una stella in ascesa ed è stata la causa di metà delle mie lacrime.
Risultati immagini per instant familySupporting cast: Octavia Spencer e Tig Notaro. Le due attrici, nei panni delle responsabili della casa famiglia, sono state una continua fonte di divertimento, con il sarcasmo mal celato della prima e l’assoluta rigidità della seconda.
Bonus casting points! Durante un finale carico di pathos e di commozione, Lizzie scappa da casa e si nasconde nel giardino della vicina. Quando Pete e Ellie la raggiungono, tentando di far capire a Lizzie che la loro è una vera e propria famiglia accade qualcosa di inaspettato. La vicina di casa si affaccia rivelando un inaspettato cameo da parte di Joan Cusack. La sua apparizione serve a controbilanciare la commozione del momento, infondendo alla scena un retrogusto comico che alleggerisce la reazione dello spettatore, permettendo di dividersi tra una lacrima e un sorriso. Joan Cusack, è come sempre fantastica, e un paio di minuti sullo schermo sono bastati a rendere quella scena indimenticabile.

Avrei dovuto immaginare, dal tipo di storia raccontata che il film era ispirato a eventi realmente accaduti (in questo caso quelli del regista). Ma sono contenta di averlo scoperto solo alla fine, una volta che i titoli di coda sono comparsi sullo schermo insieme alle foto delle vere “famiglie istantanee”. Perché io sono (notoriamente) un’appassionata di storie vere e il fatto che avessi amato in maniera così profonda questo film prima ancora di saperlo mi ha levato il dubbio di una qualunque parzialità… almeno riguardo a questo argomento.
Insomma, per una volta voglio consigliarvi la strada meno ovvia. Andate a guardare Instant Family, gioite, commuovetevi, ridete con questa famiglia speciale ma anomala. Vi garantisco che uscirete dal cinema con qualche lacrima in meno in corpo ma con l’animo leggero, così come pochi film sanno dare.

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