Triple Frontier con Ben Affleck, Oscar Isaac e Charlie Hunnam sbarca su Netflix in un tripudio di aspettative disattese.

Un Ben Affleck, un Oscar Isaac e un Charlie Hunnam prendono parte ad un film d’azione… potrebbe essere l’inizio di una delle barzellette più divertenti della storia. Potrebbe essere la battuta capace di portare il sorriso anche nella più grigia delle persone. Potrebbe essere uno di quei meravigliosi incipit delle spassose commedie cinematografiche che prendono in giro la bella Hollywood. È, purtroppo, l’ingiusta realtà dei fatti e, per quanto di risate ne abbia provocate parecchie, dubito fortemente che Triple Frontier avesse proprio questo come scopo ultimo.

Ma partiamo dal principio.

Pope, Redfly, Ironhead e Catfish sono quattro veterani della Delta Force ormai dediti alle più svariate attività per sbancare il lunario. C’è chi tenta di vendere case, c’è chi lavora come consulente per altri eserciti, c’è chi si prende cura della famiglia in attesa che qualcosa cambi. L’occasione arriva quando Pope, consulente per l’esercito colombiano, viene a conoscenza dell’ubicazione di uno dei più grossi trafficanti di droga locali. Il criminale, Lorea, è notoriamente ricco e conserva in casa tutto il denaro che guadagna attraverso i suoi loschi traffici. Pope contatta i suoi ex colleghi con la pretesa di una consulenza su come catturarlo per poi offrire ai 4 (del gruppo farà parte anche il fratello di Ironhead, Benny) l’opportunità di derubare Lorea, portando a casa un ghiotto bottino, ricompensa per la situazione di povertà in cui l’esercito li ha ridotti e uccidendo l’uomo in modo che non li possa ritrovare.
Dapprima restii a commettere un crimine, gli uomini si lasciano convincere e mettono insieme un “elaborato” piano che prevede la messa a segno del colpo in meno di 40 minuti durante la messa domenicale a cui la famiglia e le guardie di Lorea prendono parte. Le cose prendono presto, però, una piega inaspettata. In casa di Lorea, infatti, Pope e company trovano molti più soldi di quanto non si aspettassero e invece di rispettare i tempi di fuga, decidono di rimanere uccidendo Lorea, diverse guardie e dando fuoco alla villa una volta raccolti più contanti possibili.

Il resto del film si concentrerà sul tentativo di portare i soldi rubati fino all’oceano, dove ad aspettare i veterani c’è una barca pronta a riportarli negli Stati Uniti. Si passerà da un incidente aereo, a uno scontro con dei contadini coltivatori di cocaina, a una lunga lunga lunghissima passeggiata nella neve a un inseguimento con dei delinquenti alle soglie della pubertà, il tutto mescolato ad un mezzo messaggio di redarguizione nei confronti dell’esercito per come tratta i suoi soldati e un mal riuscito tentativo di dare profondità a cinque personaggi che di profondo non hanno neanche la voce.

Triple Frontier sembra essere quasi un tentativo di rivoluzione del genere d’azione rimasto però allo stato embrionale. Su Netflix il film è associato ai seguenti generi: film crime, crime action, azione e avventura e thriller d’azione (e si, sono tornata sulla piattaforma proprio per controllare quali fossero) ma nessuno di questi sembra davvero calzarlo perché, a voler essere generosi, il film è malamente descritto già dalla stessa piattaforma che lo ha prodotto. A voler essere meno buoni, stiamo parlando di un film così noioso e mal concepito da lasciare davvero straniti.

Iniziando dalla caratterizzazione dei personaggi, questi ex militari apparentemente abbandonati a sé stessi, che faticano a reinserirsi nella società civile e che scoprono, a suon di soldi persi per strada e perdite in termini di vite umane, quale sia il vero senso della vita. Non c’è uno dei protagonisti che abbia un senso compiuto. Dal viscido e incomprensibile Pope (Oscar Isaak), all’inquietante agente immobiliare Redfly (Ben Affleck) all’ex pilota e mancato Barry Seal, Catfish (Pedro Pascal). Ho fatto una faticaccia assoluta a non odiare ogni singolo membro della squadra, e ahimè non ci sono per niente riuscita. E se già il materiale di base è scadente, gli attori purtroppo la fanno da padrone in un continuo ronzare di borbottii monotoni e privi di espressività. È terrificante quanto una sceneggiatura e un regista sbagliato possano influire così tanto sul lavoro di un attore. Non dovrebbe essere così…ma tant’è…

Ancora peggio però è il modo in cui la trama è stata sviluppata e il modo in cui l’azione è stata concepita. La maggior parte del film è un lungo chiedersi dove la storia stia andando a parare e, una volta ottenuta la risposta, la domanda principale diventa: ma perché?

Il ritmo è più o meno questo:

  • Lunghe conversazioni inutili per introdurre i personaggi e spiegare la rapina.
  • Rapina
  • Lunghe conversazioni inutili e noiose nuovamente sulla rapina
  • Sciagura
  • Lunghe conversazioni inutili e noiose sulla sciagura
  • Altra sciagura
  • Lunghissime conversazioni inutili e noiose sulle sciagure precedenti

In mezzo c’è la cosiddetta azione.
C’è una rapina coreografata in maniera incomprensibile, in cui ogni membro della squadra di Pope compare e scompare dalle varie stanze della villa senza una geografia credibile che indichi dov’è stato e dove stia andando. Una serie di sparatorie onestamente non male ma neanche particolarmente accattivanti, un elicottero che precipita subito dopo che i suoi passeggeri hanno visto il “fatidico raggio di sole prima della tempesta” (mai visto La Tempesta Perfetta? No? Provare per credere) e c’è forse la scena d’azione più letale mai vista in vita mia. Una comitiva di cinque uomini (di cui uno ferito da un proiettile ma che a quanto pare è più resistente di Superman) che viaggia dalla giungla, al deserto, alla neve, al mare, utilizzando tutti i mezzi di trasporto, muli compresi, ma che ha lasciato a casa, in compenso, la suspense, l’eccitazione dei film d’azione e qualunque altra caratteristica si addica di solito a questo genere.

E poi c’è il colpo di scena che non ti aspetti. Qualcosa che, a quanto pare, Ben Affleck ha fortemente voluto, ma che mi ha dato come l’impressione che si stesse tentando di tutto per alzare il livello di drammaticità del film.

A conti fatti, se siete amanti dei film d’azione come me, troverete questo film banale, eccessivamente lungo e privo di fascino. E se non siete appassionati del genere… beh allora, per logica, dovreste trovarlo ancora peggio. Pensate che online continuano a susseguirsi gli articoli sugli attori famosi, famosissimi (tra cui Will Smith, Johnny Depp e Tom Hanks) che avrebbero dovuto partecipare a questo film, quasi a voler indicare che hanno mancato un’occasione ma se lo chiedete a me hanno solo evitato una catastrofe.

Per un film d’azione degno di essere guardato, date un’occhiata alla nostra sezione Mission: Impossible cliccando qui, dove vi raccontiamo (un caso escluso) la serie di film che a vent’anni di distanza fa ancora scuola nel genere.

Con buona pace di Ben Affleck che forse, inizio a pensare, dovrebbe tornare ai film leggeri di un tempo.

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