Avengers: Endgame. Un addio lungo undici anni. (Recensione Spoiler Free)

Undici anni sono tanti, tantissimi, quando si tratta di trascorrere del tempo con personaggi che amiamo e che sono diventati così importanti, incredibilmente, da influenzare la nostra vita in un modo o in un altro.

Tony Stark è stato per me uno di questi personaggi e l’idea di dovergli dire addio (in maniera figurata ovviamente la bellezza del cinema è proprio nella sua durata infinita) è stato per molto tempo, per me, motivo di sofferenza. Con Tony Stark io sono cresciuta. È stato il personaggio che mi ha iniziata ai comic-book movie, quello che ho amato in assoluto più di tutti e averlo come compagno di viaggio in questi anni è stato uno dei miei metodi preferiti per sfuggire dalla realtà, secondo solo a un buon Tom Cruise (ma questo è un discorso per un altro tempo).

Tanto mi aspettavo da Avengers: Endgame. Molto è successo. Alcune cose sono proprio come le avevo immaginate, altre, invece, sono state una vera sorpresa. Niente, mi sembra ovvio, sarà più come prima.

Per ragioni ovvie, questo post sarà PRIVO DI SPOILERS, potrebbe sfuggire qua e là qualche riferimento generico a cose accadute, ma assolutamente niente di quello che leggerete rovinerà la vostra visione del film. Io ho avuto la fortuna di guardarlo senza che alcuna notizia mi raggiungesse, spero sia lo stesso anche per voi Marvel fans là fuori.

Questa la trama:

Le ripercussioni del gesto di Thanos hanno messo in ginocchio non solo l’universo ma anche la nostra amata squadra di super eroi. Divisi, fisicamente in alcuni casi e dal dolore in altri, gli Avengers sono ormai un’ombra di ciò che erano, ma nonostante questo, rassegnarsi alla sconfitta rimane un’impresa impossibile. Spinti da un evento fortuito e decisi a dare il tutto per tutto pur di rimettere a posto ciò che il Titano ha distrutto, i superstiti metteranno insieme un piano incredibile e pericoloso, che non sarà privo di imprevisti, dolore e sorprese inimmaginabili, oltre che dare, in alcuni casi, una speranza personale ad alcuni di loro.

In molti hanno definito Avengers: Endgame come il degno culmine di undici anni di storie, film ed evoluzione dei personaggi. È sicuramente vero, in alcuni casi, molto meno in altri. Il risultato è, a mio parere, un mix tra “epico” e “decisamente poco epico” che sicuramente mi richiederà, un giorno, di doverlo guardare ancora una volta, forse.
Sì, perché la componente emotiva in quest’ultimo capitolo della saga, la fa decisamente da padrone ed è, paradossalmente, uno dei problemi che ho avuto con questo film. Problemi da cui preferisco partire, per concentrarmi poi su quanto di meraviglioso ci abbia regalato.
Emotività dicevamo. Sappiamo già che diremo addio agli “Original Six” (i contratti sono scaduti e non sono stati rinnovati) quindi qualunque gesto, qualunque frase, qualunque azione è automaticamente permeata per tutto il film, di tristezza o che dir si voglia, malinconia.
Non ci si siede in poltrona tranquilli, insomma, e il film non aiuta. Endgame è un lungo, nostalgico tributo a questi undici anni. Un tributo al quale è stato dedicato l’intero secondo atto del film e che avrebbe decisamente potuto prendere meno tempo. Tre ore chiusi dentro a un cinema con gli occhialini del 3d addosso sono tante e non sono sicura che il metodo scelto per rivangare quanto ci ha portato a oggi sia stato di mio gradimento. Ancora oggi, pensandoci, mi viene da pensare che avrei preferito qualcosa di nuovo invece che una lunga passeggiata in quel paese che si chiama nostalgia.

Un altro problema, che per me è iniziato già con Infinity War e con il passaggio della Marvel a Disney, è lo sviluppo della narrazione che è stato messo in atto dai fratelli Russo negli ultimi anni. Captain America: The Winter Soldier è, ad oggi, uno dei miei film preferiti dell’MCU e Civil War nonostante il dolore provocatomi, gli è subito vicino. Qualcosa però, è iniziato a cambiare. È sembrato, da un certo punto in poi, che lo spettacolo e i trucchi acchiappa soldoni siano diventati quasi una priorità e ci siamo ritrovati con un Avengers: Infinity War, che mancava di un sacco di cose, prima tra tutti una sceneggiatura lineare, e un Endgame che ha giocato diverse volte con le aspettative degli spettatori, gettando indizi a destra e a manca su quello che sarebbe stato il finale della storia, in modo da poter dire alla fine “però vi avevamo avvertito”. In particolare, i primi 5 minuti di film e un tentativo di estorcere lacrime facili (ci sono riusciti, sia chiaro), mi hanno rovinato la maggior parte della visione. Quando si hanno per le mani personaggi così incredibili e attori così bravi, questi trucchetti si possono anche lasciare a casa.

Terzo e ultimo problema è stato, per me, il modo in cui alcuni personaggi sono stati trattati. In particolare ho trovato che Thor, mai a onor del vero tra i miei preferiti, sia stato deturpato dalle poche qualità che aveva un tempo, e reso quasi una parodia di sé stesso. Una cosa inguardabile, che non è stata purtroppo rettificata con l’avanzare del film. Altrettanto maltrattato seppur non in maniera così ridicola anche Captain America. Entrambi i personaggi hanno mancato davvero il segno in fatto di evoluzione e crescita.

Di contro, le parti epiche di Endgame sono state davvero uniche e indimenticabili.
Partendo da quella che è stata per me una sorpresa, vale a dire le storie, parallele in questo film, di Clint e Natasha. I loro personaggi, hanno concluso in maniera incredibile questi dieci anni insieme, e ci è mancato poco che anche Jeremy Renner e Scarlett Johansson, mi strappassero lacrimoni a forza, in quello che già è stato un attentato alla mia anima.
In generale la parabola di tutti i personaggi si è conclusa in maniera soddisfacente, o quantomeno sensata. Il film ci ha portato di personaggio in personaggio, da luogo a luogo, permettendoci di salutare uno per volta tutti e qualunque sia il vostro personaggio preferito, siate certi che avrete modo di salutarlo a dovere, di trascorrerci momenti indimenticabili, prima che i titoli di coda vi separino, forse, per sempre.
Ciò che davvero poi ha lasciato il segno, è l’ultimo atto del film, lo scontro finale. Quello di cui, sono sicura, si parlerà per anni a venire.

La lotta tra gli Avengers e Thanos è stata spettacolare quanto dolorosa. Un vero e proprio tributo a quanto di meglio questi film ci hanno regalato. Quello che probabilmente ci mancherà da qui in poi. Perché poco importa quanto saranno scintillanti e forti e femministi e innovativi i personaggi di questa nuova fase Marvel. Non saranno mai all’altezza di quelli precedenti. Non per noi che li abbiamo amati e seguiti dall’inizio.

I famosi ultimi otto minuti del film poi, quelli che RDj ha definito i migliori di sempre, forse lo sono davvero. O forse no. Suppongo dipenda da dove avreste voluto vedere il vostro personaggio preferito nel futuro. Per me sono stati una fonte di pianto ininterrotto e non sono sicura, in questo momento, che la conclusione sia quella che avrei voluto per alcuni di loro. Ma come vi dicevo questo è soggettivo. Di oggettivo c’è sicuramente una conclusione indimenticabile, bella, malinconica, triste, eccitante, nostalgica, dolorosa e pregna di qualunque emozione riusciate a immaginare.

All’apice, per me, c’è il cuore dell’MCU. C’è Robert Downey jr. C’è Tony Stark.
Diceva ieri MadExcella (mentre tornavamo a casa emotivamente stremate) che dando un film di supereroi ad attori di un certo calibro, la qualità del film è destinata a raggiungere tutto un altro livello, e per me, il momento in cui RDj è diventato Tony Stark è stato lo stesso in cui l’MCU è diventato possibile.

Permettetemi quindi di dedicare questa ultima parte di questo post a lui.
Perché che lo abbiate amato o odiato, Tony Stark, ha portato sulle spalle il peso di un intero universo. È stato il personaggio che più di tutti si è evoluto. Quello più vicino alla natura umana e paradossalmente quello più vicino ad essere un Super eroe. Nessuno è caduto e ha lottato quanto lui in questi anni. Nessuno ha saputo cosa fosse lo spirito di sacrificio più di lui.

Avrebbe potuto essere tutto diverso. Tony Stark avrebbe potuto rimanere tranquillamente il Playboy milionario filantropo che era all’inizio e tenere comunque alto il livello di questi film. Ma dare nelle mani questo personaggio a Robert Downey jr è significato donargli un milione di sfaccettature, di profondità e di possibili evoluzioni. Lo ha reso indimenticabile e insostituibile. E io mi rendo conto, davvero, che non è possibile vederlo vestire i panni di Iron Man per sempre, ma dannazione se a questo addio non ero per niente preparata.

Non voglio aggiungere altro su questo film, onde evitare un’altra lunga giornata di malinconico pianto. Ma voglio salutare gli original six così:

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