John Wick – Capitolo 2. Il ritorno del mitologico assassino interpretato da Keanu Reeves.

Il genere d’azione si sta avvicinando, inesorabilmente a una lenta e dolorosa morte.
No, la mia non vuole essere un’esagerata affermazione per infondere drammaticità a questo post, ma solo una semplice, triste e orribile constatazione dei fatti.
Non sono sicura di quando questo brutto virus abbia infettato quello che è in assoluto il mio genere cinematografico preferito, ma è certo che, a un certo punto, abbiamo smesso di godere di film d’azione e abbiamo iniziato a ritrovarci con ibridi ricchi di effetti speciali, auto che volano e combattimenti girati di fronte ad un orripilante e sempre, sempre, sempre visibile schermo verde.
Ormai neanche un semplice film la cui trama coinvolge ladri e poliziotti può accontentarsi di fare le cose in maniera decente senza comprendere auto che volano da palazzo a palazzo o persone che saltano da aerei ad auto, a non so cosa (sto guardando te Fast and Furious).
Sopravvivono, un po’ per testardaggine degli addetti ai lavori, un po’ perché le loro star provengono da un’altra generazione, giusto un paio di serie. Ci sono i Mission Impossible, c’erano (fin quando avevano un senso logico) i Die Hard. C’è, ad oggi, John Wick.
John Wick è, a tutti gli effetti, un vero e proprio miracolo cinematografico. È stato concepito in un’epoca in cui ormai gli effetti speciali avevano preso il sopravvento, ma la sua sceneggiatura è caduta, per fortuna, in mani assolutamente predestinate, vale a dire quelle di Keanu Reeves e conseguentemente dei registi Chad Stahelski e David Leitcht.
Questo film è, un po’, una sequenza di scelte fortunate e scelte giuste. È stata una fortuna che Keanu Reeves ricevesse il copione ancora in fase embrionale e potesse richiederne le opportune modifiche perché il personaggio lo calzasse al meglio. È stata una scelta azzardata ma assolutamente corretta, che la star chiedesse ai suoi ex stuntmen dei tempi di Matrix, di dirigere il loro primo film proprio con lui.
Il resto è un po’ storia. Il primo John Wick, di cui potete leggere qui, è un perfetto capolavoro del genere d’azione che mischia magistralmente l’eleganza del suo stile noir a combattimenti perfettamente coreografati e lunghe riprese che lasciano volutamente fuori qualunque possibile editing delle scene d’azione o un eventuale utilizzo di shaky-cam (grazie al cielo!).
E, giusto prima di approdare a John Wick 3: Parabellum, cogliamo l’occasione per dedicarci al secondo capitolo della trilogia.

Questa la trama.
Dopo aver vendicato la morte del suo cagnolino e messo fuori gioco un’intera cosca malavitosa russa, John Wick non vede l’ora di trovare un attimo di pace per poter piangere la morte della tanto amata moglie, avvenuta pochi giorni prima. L’uomo però, prima di ritirarsi definitivamente, decide di recuperare la sua auto, caduta nelle mani dello zio di Yosef Tarasov, all’interno della quale è custodito un biglietto regalatogli proprio dalla moglie Ellen per il suo compleanno. Completata la missione, John seppellisce per l’ennesima volta tutti i suoi armamenti e la sua vita da killer.
Nel mondo degli assassini, però, raramente le cose vanno come previsto, e quella sera stessa l’uomo riceve la visita di Santino d’Antonio, boss della camorra, criminale legato misteriosamente al suo passato.
Scopriamo, infatti, che Santino è stato essenziale nell’uscita di John dal mondo degli assassini, aiutandolo a portare a termine la missione affidatagli da Viggo Tarasov. In cambio del suo aiuto, John ha consegnato a Santino un pegno marchiato dal suo sangue. Il marker rappresenta un debito di cui d’Antonio può chiedere l’estinzione in qualunque momento e al quale Wick non può assolutamente rifiutarsi.
Quello che l’uomo vuole, è che John uccida sua sorella, Gianna, recentemente salita al trono della camorra e il cui posto all’interno della Gran tavola criminale, Santino brama assolutamente.
Dopo un primo rifiuto e aver subito la distruzione della propria abitazione per ripicca, John è costretto ad accettare il lavoro e si dirige a Roma per portare a termine la missione.
Lì troverà vecchi amici, acerrimi nemici e un mondo da cui si è allontanato che reclamerà la sua parte, trasformando John dal predatore del primo film a una preda circondata da feroci cacciatori.

Questo secondo capitolo vede il ritorno alla regia di solo uno dei due registi originali, Chad Stahelski, ma è chiaro che la qualità della saga non abbia risentito assolutamente del divorzio lavorativo di David Leitch.
Principalmente perché rispetto ad altre serie John Wick – Capitolo 2, non prova neanche per un attimo ad essere esagerato, a raddoppiare la posta in gioco o a colpire con effetti speciali.
Quello che fa, invece, è trascinarci più a fondo nel mondo degli assassini. Scopriamo di più sul Continental, sulla sua gestione, sul modo in cui l’onore viene percepito all’interno di questa elìte. Veniamo a conoscenza del significato dei marker e di come la leggenda di John Wick abbia raggiunto ormai un livello tutto suo. Ci viene mostrato l’incredibile rete che gira attorno all’hotel, fatta di sarti, sommelier d’armi e topografi radicati nel mondo reale ma esclusivi fornitori di servizi per gli assassini come Wick.


Il film mantiene la stessa qualità visiva, del primo, con un continuo gioco di luci al neon e oscurità e una fotografia elegante e raffinata.
Le scene d’azione, presenti in abbondanza e mai abbastanza, sono concepite con la stessa precisione coreografica e lo stesso buon gusto del primo capitolo, seppur corredate da un budget più importante che le rende vistosamente di un livello migliore. Là dove nel primo, infatti, avevamo camere buie e location chiuse, adesso la posta in gioco si alza con grandiose location e una scena all’interno della catacombe romane da lasciare ai posteri, semmai qualcuno fosse davvero interessato a mantenere questo genere nella direzione giusta.
John Wick 2 ci porta da una rimessa di auto, usata come copertura della malavita russa, alle catacombe, alla metropolitana romana (chiaro omaggio a Collateral, film che ha ispirato, già nel primo film la scena all’interno del disco pub) a quella di New York, senza batter ciglio. E lo fa in un tripudio di colpi di pistola, fughe mozzafiato e lottatori di sumo duri a morire.
Ci viene concesso persino, (e questo è sicuramente un omaggio ai fans) di vedere John Wick usare davvero una matita per far fuori un avversario e in un momento di assoluto pathos cinematografico, assistiamo ad una lotta all’ultimo proiettile all’interno di un museo di specchi, che presta in maniera assolutamente perfetta il suo aspetto quasi mistico a quella che è la crescente leggenda di John Wick.
Il cast del film, vede l’ingresso di Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini nei panni dei fratelli d’Antonio e niente di meno che Laurence Fishburne. Il Morpheus di Matrix, interpreta i panni di Bowery King, vecchio conoscente di John disposto a dargli una mano quando tutti sembrano avergli voltato le spalle. Inutile dire che la reunion tra i due ha generato non pochi brividi, e che sarà un piacere vederli di nuovo insieme nel capitolo che sta per arrivare.
Tornano inoltre Ian McShane nei panni di Winston, manager del Continental e il concierge Lance Riddick.
Un cast di tutto rispetto, in cui, tutto sommato, non hanno sfigurato neanche i nostri italiani. La parte del pavido Santino è riuscita molto bene a Scamarcio, che temevo avrebbe macchiato negativamente la riuscita del film. Scamarcio è, tutt’oggi, un prodotto matematico, risultato dalla media del numero di film in cui riesce a far un buon lavoro e quelli in cui toppa grandiosamente. C’è sempre il 50% di possibilità, insomma, che vada male. Per fortuna non è stato così.
All’apice della storia ci sono poi, Chad Stahelski e l’inossidabile Keanu Reeves.
Laddove David Leitch è stato assunto, per qualche arcano motivo, come regista di Deadpool 2, e ha fatto un lavoro poco più che decente che però gli è valso una serie di proposte lavorative interessanti, Stahelski è rimasto al timone della serie di John Wick. La speranza è quella che questo ex stuntman dallo stile eccellente e dalle capacità al di sopra della media quando si tratta di film d’azione, abbia la possibilità di dare una mano al genere, facendolo sopravvivere ancora per un po’.
In ultimo, ma primo nella lista di motivi per cui questo film è un successo, c’è il buon vecchio Keanu, ultra cinquantenne dal fisico legnoso che, esattamente come il suo John Wick, prende, sopporta e supera più colpi di qualunque avversario gli si possa presentare davanti.


Keanu Reeves porta con sé l’etica lavorativa e l’impegno delle vecchie leve del cinema e la capacità di mettersi continuamente in discussione imparando nuove tecniche e allenandosi come se fosse un attore alle prime armi. È, inoltre, un avatar perfetto per questo assassino dal cuore d’oro che in fondo voleva solo coccolare il suo cagnolino e pensare nostalgicamente alla moglie perduta.
In attesa di leggere le nostre impressioni su John Wick 3 Parabellum, data un’occhiata alla nostra sezione Mission Impossible, se siete amanti del genere, o se i fumetti sono più nelle vostre corde, la nostra sezione Marvel è quello che ci vuole.

One Reply to “John Wick – Capitolo 2. Il ritorno del mitologico assassino interpretato da Keanu Reeves.”

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