Aladdin (Spoilers)

Cari lettori, come dicevano gli antichi, triste sarà il giorno nel quale si smetterà di sognare!
E menomale che per noi, fortunatamente, quel giorno non è ancora arrivato anche se l’ultima avventura cinematografica Disney, il live action di Aladdin, l’ha reso paurosamente possibile.
Mettetevi comodi e vi racconto perchè.

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In un mondo che stava subendo nuovamente una drastica virata (il 1989 non era poi così lontano) per me e per molti altri disgraziati miei pari in giro per il mondo, Aladdin è stato il concentrato stesso della magia e dell’avventura.
Forse perchè riusciva a contenere tutto ciò che sembrava indispensabile alla felicità: un amore quasi immediato e intensissimo, un’atmosfera esotica e accattivante, personaggi divertenti o cupi ma sempre, sempre, sopra le righe.
Qualsiasi sia il motivo per cui successe, il fatto è che il nostro rapporto con l’animazione cinematografica nel 1992 subì una svolta che non avrà più eguali.
Ma l’incredibile resa grafica e completezza dell’impatto visivo non poteva bastare a rendere così indimenticabile un film di animazione; e qui entra in gioco la meravigliosa costruzione di ogni singolo elemento del racconto.
Una storia così antica resa tanto contemporanea dal semplice offrire agli occhi e al cuore una possibilità, è da lì che nasce tutto.
Dall’idea stessa di “possibilità” nasce Jasmine, che non è mai stata un’eroina svenevole o una povera ragazza sottomessa; certo voleva l’amore ed agognava a condividere la propria esistenza con un principe da lei scelto e a lei caro, ma in questo non è mai stata diversa da tante e tante altre donne. Ed infatti ha lottato, è scappata dal Palazzo, si è mischiata col popolo, ha seguito una mano tesa sopra il vuoto e due occhi meravigliosi che chiedevano fiducia: ci ha provato credendoci, come ognuna di noi.
Jasmine aveva coraggio e ci piaceva moltissimo.
E poi c’era lui, il principe, Aladdin. Un ladro, uno straccione, un giovane uomo senza niente se non la propria vita e una scimmia piuttosto dispettosa. E non c’è mai stata al mondo ragazza che abbia voluto di più.
Perchè in quel principe c’era tutto ciò che si poteva desiderare: quella voglia di credere, di migliorarsi; quell’integrità così totale e profonda da non cedere neanche davanti al potere assoluto di un desiderio. Un uomo leale, un uomo felice. Un principe.

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Intorno a loro la meravigliosa Agrabah che spicca bianca e rotonda su un deserto dorato; intorno a loro le Notti d’Oriente, quelle Arabian Nights in cui il cielo si tinge di cobalto e di porpora e di magia. Intorno a loro la divertente ferocia di Rajah, l’irriverente furbizia di Abù, l’insopportabile pedanteria di Iago.
E Jafar, l’oscuro visir. Ogni cosa in lui è elegante malvagità: le lunghi vesti scure, l’incedere fluido, la voce bassa, l’eloquio forbito. Jafar è tenebroso e manipolatore e scivola nella vita di corte come inchiostro nero su una tela bianca lasciandosi avvincere dalla più soprannaturale stregoneria così come dalla più umana avidità, in un unico meraviglioso abbraccio.
Il Genio non può che essere la sua controparte di luce, un tornado di entusiasmo e buon umore impossibile da fermare. Non si tratta di esaudire tre desideri, non è questo che il Genio fa. Lui concede uno sguardo dentro sé stessi e con esso la rara opportunità di scoprirsi davvero per ciò che si è. Perchè a volte i desideri non sono l’espressione di ciò che vorremmo per noi quanto la certezza di ciò che vorremmo togliere agli altri, ed è terribile scoprirsi così meschini.
Vi chiederete, forse, il perchè di questo sproloquio e la risposta è davvero semplice: certe operazioni non andrebbero fatte semplicemente perchè certi sogni non andrebbero distrutti. Nel 2019 la Disney ha deciso di rifare Aladdin in live-action “ispirandosi” a loro dire, al film di animazione del 1992. Ed hanno fatto uno scempio.

Per cui, lettori cari, se siete andati a vedere Aladdin il film e lo trovate magnifico, magico e bla bla bla, questo non è articolo per voi; se invece avete amato il film di animazione del 1992 e vi state chiedendo se andare a vedere la versione 2019, risparmiatevi i soldi e il cuore perché non vale nè il vostro tempo nè il vostro dolore. Sicuramente non ha valso i miei.
Nella mia non lunghissima ma lunga esistenza, ho visto tutti i film Disney di cui io abbia memoria. Alcuni anche solo qualche minuto, da quanto poco mi intrigava la storia o l’animazione, ma comunque li ho visti. Di altri mi sono concessa tutto: versioni principali, spin off, rivisitazioni. Tutto il vedibile, signori, io l’ho visto.
È lapalissiano, quindi, il fatto che ne ami tanti mentre altri li cancellerei dalla mia bicocca mentale perché non valgono lo spazio che occupano, per quanto esiguo.
Questa lunga esperienza mi porta tristemente ad ammettere di aver assistito alla conversione della casa di Topolino da fabbrica dei sogni a fabbrica di soldi con buona pace dei viaggi onirici mandati serenamente a farsi benedire.
Naturalmente ci sono moltissime attività interessanti e molte animazioni in computer grafica con ancora quel guizzo di creatività che ha fatto dei Disney Studios quello che sappiamo, ma le favole, beh le favole sono un’altra cosa e quelle, lettori cari, gli amici californiani si sono scordati come si raccontano.

Se è vero che, nel succo la trama di questo “nuovo” Aladdin rimane più o meno la stessa, è anche vero che le modifiche apportate, assolutamente non necessarie, fanno una differenza così profonda da necessitare di opportune precisazioni.https://i1.wp.com/www.cinemarconi.it/photo/gallery/crop/634x394/aladdin.jpg?resize=452%2C281
Agrabah, per esempio. La meravigliosa città nel deserto retta dal buffo, tondo ed amabile Sultano diventa un’insolità città desertica che affaccia su un improbabile mare luccicante. Il perché è tutto nelle sagge parole di StarkMad: senza il mare, da dove sarebbe arrivata l’onda anomala tanto risolutiva della crisi di personalità di Jasmine? Giusto cara collega, esigenze di copione che però ci portano immediatamente alla seconda precisazione.
La nuova Jasmine (Naomi Scott) – maledetta sia Hollywood e le sue eroine dei miei stivali – è stranamente e sgarbatamente conturbante. Non ha stile ma è sexy. Non ha personalità ma è invadente. Troppe labbra. Troppi occhi. Troppo tutto per l’ennesima versione di donna che nessuna persona normale vorrebbe davvero essere. Dovrebbero, secondo loro, aver compiuto questa orrida mistificazione per farle cantare (più volte persino) quel capolavoro di pedanteria che è Speechless. E qui sarebbe la chiave del film? In queste parole trite e ritrite dette senza senso e misura da una principessina a cui è impedito di regnare in quanto donna? Ai tempi de Le Mille e una Notte? In Arabia et simìlia? Certo che lo so che lo scopo è incassare milioni di dollari e che con questa canzonetta pseudo femminista lo stra-faranno. Lo so, e mi fa rabbia e sgomento, sinceramente.

Non c’è scampo neanche per il Sultano (Navid Negahban) un vecchietto magro e piangente che invece di redarguire la figlia come ogni sultano da che sono esistiti i sultani farebbe, la appoggia e le fa i complimenti manco fosse il padre di Ariel alla fine di Footloose (che c’ha pure il nome della sirenetta povera figlia). Cosa sta succedendo al buonsenso nel mondo?
L’aggiunta, spiacevole quanto possono essere le aggiunte fuori contesto e fuori senso, è l’ancella Dalia (Nasim Pedrad) che ammicca, dà di gomito, prega perchè la padrona si accasi ed alla fine se la fa col Genio e tanti saluti a tutti. Ma che senso ha, dico io? Perchè mai il genio dovrebbe sposarsi? Ha millemila anni e li ha passati rinchiusi in una lampada e appena lo liberi che fa, si sposa? Ma davvero davvero lo state dicendo?
Il Genio (Will Smith) poi, è un’altra tragedia senza misura e proporzioni. Smith è bravo, per carità, ed in verità, a parte l’essere arcano dalle mega labbra che hanno scelto per interpretare Aladdin, https://i1.wp.com/static.gamespot.com/uploads/scale_super/171/1712892/3539345-0.jpg?resize=339%2C204&ssl=1sono più o meno bravi tutti, ma essere bravi non basta. Le movenze da hip hopper, le facce buffe e un poco sciocche, i pettorali da marine è tutto sbagliato, tutto. Manca quel divertimento leggero che dava il Genio, l’entusiasmo che fa tornare un po’ bambini, l’energia, la musicalità in ogni entrata ed in ogni espressione. Sembrava di vedere una versione rallentata e pesante del Genio che abbiamo conosciuto, una versione da mostrare nei club americani schiavi del politicamente corretto che hanno ormai stabilito da anni di dare più credito al motto “accontentiamo tutti così non si lamenta nessuno” che alla qualità.
Jafar (Marwan Kenzari) ha anch’egli un posto predominante in questa terribile pantomima. È giovane e piuttosto incazzato. Tutto qui. Non ha stile, non è avvolgente, non sembra uno stregone sembra più un mago da centro commerciale stizzito perchè non gli pagano lo straordinario. Onore al merito al fatto che sia, passatemi il termine, un gran figo, ma Jafar cari miei è un’altra cosa proprio.https://i0.wp.com/lumiere-a.akamaihd.net/v1/images/ct_aladdin2019_jafar_17975_14db6119.jpeg?resize=426%2C426&ssl=1
Iago, Rajah e Abù non pervenuti. Tappeto invece è stato tutto sommato accettabile. Mi rendo conto che non è facile rendere in live action espressivo un tappeto come lo era quello del film di animazione. Forse avrebbero dovuto chiedere alla Cappa della Levitazione del mio meraviglioso Doctor Strange.
Infine, dolore dei dolori, tragedia delle tragedie, mistificazione delle mistificazioni. Infine, Aladdin (Mena Massoud) ovvero l’angoscia infinita.
Ma dove piffero avevano il cervello i tizi che hanno fatto i casting? Dove, dico io?

Per tutte le due terribili ore di film ho avuto davanti il fratello perduto di Jessica Biel. Più scuro, ancora meno capace e talmente fuori contesto da impaurire. Non riusciva a sembrare scanzonato manco dietro dettatura, il più del tempo è sembrato stitico e lento. Accattivante come una prugna secca, atrocemente legnoso.
È verò che l’animazione di Aladdin non ce lo ha porto sexy in contrasto con Jasmine che invece era molto accattivante con i suoi occhioni orientali e il sorriso sornione, ma dall’essere un principe della porta accanto a diventare il vicino molesto qui è stato un attimo.
Ho detestato il film nella sua interezza ma Aladdin, ahimè, è stata la parte peggiore.
In ultimo ma non per importanza, la colonna sonora. In generale è stata mantenuta la linea musicale dell’animazione con aggiunte imbarazzanti come il citato Speechless e con arrangiamenti a volte inutilmente contemporanei come quello della canzone “Il principe Alì” resa vagamente rappeggiante e assolutamente incongrua oltre che accompagnata da colori, costumi e strane movenze che facevano tanto Bollywood. Qualcuno l’ha detto a quell’anima in pena di Guy Ritchie che Aladdin non era indiano?

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